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September , 2010
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Archive for the ‘economianews’ Category

Borse europee ko, Wall Street scivola Trichet: la situazione è peggiorata

Posted by admin On marzo - 30 - 2009 ADD COMMENTS

JAPAN-ECONOMY-FINANCE-STOCKSIl calo dei listini Dovuto ai timori di bancarotta di Gm e Chrysler. Tonfo a Tokyo (-4,5%). Milano chiude a -5,31%. Ue: cala la fiducia di imprese e consumatori, in Italia la flessione più marcata

MILANO - La situazione economica sta peggiorando. Lo certificano sia le parole al Parlamento europeo del presidente della Bce Jean Claude Trichet che il calo senza precedenti dell’indice che attesta la fiducia di imprese e consumatori in Europa sul futuro dell’economia. E ancora una volta il clima di sfiducia si riversa sulle Borse, che fanno registrare un nuovo pesante calo. L’indice Dj stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha perso il 3,79%, che equivale a 127 miliardi di euro bruciati in una sola giornata.

INDICE – A marzo la fiducia nell’economia continua a deteriorarsi nell’Eurozona, con l’Italia che registra il calo più accentuato trai grandi Paesi. L’Economic Sentiment Indicator (Eic) è calato di 0,7 punti a quota 64,6, mentre nella Ue a 27 è sceso di 0,6 punti a 60,3. Si tratta dei livelli più bassi mai raggiunti dall’indice, ma il decremento è comunque minore rispetto a quelli registrati nei mesi scorsi. Nei dettagli, a pesare sul dato è il calo di due punti, sia nell’Eurozona (ovvero nei Paesi che adottano la moneta unica) che nella Ue, della fiducia dei settori dell’industria e dei servizi. La fiducia dei consumatori resta invece stabile a nella Ue mentre cala di un punto, scendendo a -34, nell’eurozona. Tra i paesi europei, l’Eic manifesta il calo maggiore in Italia (-4,5 punti), mentre si registrano declini più contenuti in Francia (-1), Polonia (-1), Germania (-0,8) e Gran Bretagna (-0,4). Fiducia in ripresa in Spagna (+0,8 punti) e Olanda (+1,3).

TRICHET – «La situazione è peggiorata»: ha successivamente detto il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, sottolineando come «ci si attende una domanda molto debole per tutto il 2009 con una ripresa graduale nel 2010. Ma le previsioni sono incerte», ha aggiunto intervenendo davanti alla Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo. Ci aspettiamo un tasso di inflazione ben al di sotto del 2% per quest’anno e per il 2010»: ha detto ancora Trichet, pur parlando di «un alto grado di incertezza» su ogni tipo di previsione.
Per il presidente della Banca centrale europea inoltre «l’adozione dell’euro non potrà mai essere il sostituto della necessità di aggiustamenti di politiche nazionali». E’ quanto ha spiegato nel corso di un’audizione al Parlamento europeo spiegando che «è importante tenere a mente che l’adozione prematura dell’euro può rendere più difficile ad un Paese far fronte alle difficoltà che ha davanti».

BORSE EUROPEE – E la situazione negativa dell’economia mondiale ha prodotto un avvio di settimana ancora in rosso per le principali borse europee, sulla scia anche del calo registrato in Asia e con la prospettiva (poi rivelatasi vera) di un avvio deludente anche per Wall Street. A Milano il Mibtel ha chiuso lasciando sul terreno il 5,31%, mentre lo S&P Mib ha perso addirittura il 6,57%. Male anche le altre principali piazze finaziarie europee: Parigi ha perso il 4,27%, Francoforte il 5,10% e Londra il 3,49%. Sotto pressione i bancari e gli assicurativi, ma anche le materie prime e l’auto dopo le condizioni poste dall’amministrazione Usa ai costruttori per ottenere ulteriori aiuti di stato.

AUTO – Le borse europee sono scivolate dunque anche per i timori suscitati dalle indicazioni dell’amministrazione Usa sulla necessità di maggiori aiuti statali per alcune banche (lo ha detto del segretario al Tesoro Timothy Geithner al canale televisivo Abc) e sulla richiesta di ristrutturazioni più incisive per i colossi dell’auto Gm e Chrysler in cambio dell’intervento governativo. Riguardo alla prima il presidente Barack Obama che ha respinto i piani di salvataggio di Gm e Chrysler, ha chiesto, e ottenuto, la testa del numero uno Richard Wagoner, alla seconda di completare l’alleanza con Fiat entro 30 giorni.

WALL STREET - Anche la Borsa di New York apre in netto calo dopo la bocciatura, dei piani presentati da Chrysler e General Motors. Il Dow Jones perde il 2,5% a 7581,52 punti, il Nasdaq cede il 2,27% a 1510,05 punti, mentre lo S&P 500 arretra del 2,57% a 794,95 punti. Il titolo Gm cede in aperura il 29,83%. La Borsa di New York rimane in forte ribasso anche a metà seduta con il Dow Jones che cede il 3,23% a 7,524 punti e il Nasdaq che scende del 3,34% a 1.493 punti. Male anche lo S&P 500 che lascia sul terreno il 3,14% a 790 punti. Fra i titoli da segnalare il parziale recupero di Gm che ora cede il 15% dopo che il presidente Obama ha escluso un ricorso immediato all’amministrazione controllata.

TOKYO – Ma la giornata delle Borse mondiali ha avuto un avvio negativo anche grazie alla Borsa di Tokyo che ha chiuso gli scambi in territorio fortemente negativo: ribasso del 4,53% maturato nell’ultima parte delle contrattazioni. L’indice Nikkei scende a 8.236,08 punti, 390,89 in meno della chiusura di venerdì, scontando lo stop dell’amministrazione Obama ai piani presentati da General Motors e Chrysler, che alimenta i timori di bancarotta.

Allarme Ue sulla disoccupazione Almunia: “Ripresa solo nel 2010″

Posted by admin On marzo - 10 - 2009 ADD COMMENTS

almunia-joquinLe considerazioni del Consiglio Epsco al Consiglio Europeo. Sei milioni di senza lavoro: “Recessione senza precedenti”. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker: “Netto degrado”

ROMA – Nessun segno di miglioramento. Cifre e previsioni concordano sulla difficoltà del momento e sui tempi lunghi che serviranno per uscire dalla crisi economica. E’ di oggi l’allarme disoccupazione lanciato dal Consiglio Epsco al Consiglio europeo di primavera e le previsioni, senza un filo ottimismo, fatte dai vertici europei.

Almunia: “Ripresa a lungo termine”.
“I rischi al ribasso sono aumentati per via delle condizioni del mercato del credito e per le condizioni dell’economia reale”. Il commissario per gli affari economici, Joaquin Almunia, non lascia spazio all’ottimismo. “I dati sulla fiducia sono molto negativi. Siamo fiduciosi che i pacchetti di misure avranno effetti positivi, ma ancora è troppo presto per percepirli”. Parole accompagnate da una data: il 2010. Anno in cui si potranno vedere i primi segni di ripresa. “I rischi al ribasso per la crescita sono aumentati – continua Almunia – perchè da una parte i flussi di credito restano bassissimi e dall’altra abbiamo bruttissime cifre sulla produzione industriale e bruttissime notizie sul fronte della ripresa della fiducia sui mercati. Se i piani di sostegno alle banche avranno effetti positivi è ancora presto per poterlo dire”.Cifre che trovano conferma anche nelle parole del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker: “C’è un netto degrado della situazione economica rispetto al mese di febbraio e nessun indicatore ci lascia pensare a un miglioramento imminente. La recessione è profonda e ci riporta all’inizio degli anni ‘90″.

Juncker: “Netto degrado”.


Epsco: “Allarme disoccupazione”.
Una “recessione senza precedenti che potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati entro il 2010″ e produrre “gravi conseguenze sociali per le famiglie e le persone”. Sono le considerazioni del progetto di documento del “Comitato per l’occupazione e per la protezione sociale”, contenente i messaggi chiave del Consiglio Epsco al Consiglio europeo di primavera. Nelle ultime stime Ue si era parlato della perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro solo per il 2009 e di un tasso di disoccupazione per la zona euro pari al 9,25%.

Prevenire la perdita dei posti di lavoro. “In molti stati membri – si legge nel documento dell’Epsco che sarà approvato oggi dai ministri del Lavoro – la maggiore flessibilità consente ora alle imprese di adeguare rapidamente la propria capacità produttiva. Ma il rapido aumento della disoccupazione è al centro delle preoccupazioni dei cittadini dell’Ue per incentivare l’occupazione, prevenire e limitare la perdita dei posti di lavoro e le ripercussioni sociali sono necessarie misure tempestive, temporanee e mirate”.

Le linee d’azione. Per prevenire e combattere la disoccupazione “senza intaccare le riforme del mercato del lavoro” il Consiglio Epsco esorta gli Stati membri a dare precedenza immediata ad alcune linee d’azione. Innanzi tutto “evitare le misure che favoriscono il ritiro prematuro dalla vita lavorativa, quali programmi di prepensionamento o limiti d’età per le opportunità di formazione, in modo tale da mantenere e aumentare la partecipazione al mercato del lavoro”. Non solo si ribadisce, come piùvolte sollecitato dall’Ue in particolare all’Italia, di “affrontare l’adeguatezza e la sostenibilità a lungo termine dei sistemi pensionistici con riforme adeguate”, incluso il raggiungimento dell’obiettivo di Lisbona di un tasso di occupazione dei lavoratori piùanziani pari al 50% e il miglioramento della posizione dei percettori di salari bassi, anche in un periodo di recessione.

“Flessicurezza”. Il Consiglio ancora indica come sia necessario “sostenere l’accesso all’occupazione e agevolare l’ingresso nel mercato del lavoro e la mobilità al suo interno per abbreviare i periodi di disoccupazione e aumentare la partecipazione sia delle donne che degli uomini”. I principi comuni di “flessicurezza” offrono “utili orientamenti per modernizzare ulteriormente i mercati del lavoro”. E’ prioritario “rafforzare l’accesso alla formazione e alle misure attive del mercato del lavoro per disoccupati, lavoratori a rischio di licenziamento e altri gruppi vulnerabili affinchè restino attivi, sia migliorata la loro occupabilità e sia assicurata la loro disponibilità ad approfittare di nuove opportunità professionali create dalla ripresa”.

Verso un’economia a basse emissioni di CO2
. Occorre infine “sostenere l’occupazione e la creazione di posti di lavoro con misure intese a stabilizzare l’economia, promuovere la transizione verso un’economia a basse emissioni di CO2 e potenziare gli investimenti nella ricerca e sviluppo nonché nei settori a rapida crescita”. E dare la precedenza “agli investimenti nelle infrastrutture pubbliche capaci di rafforzare la struttura economica e creare rapidamente nuovi posti di lavoro”.

Impegno per l’inclusione sociale. Un capitolo è dedicato anche al maggiore impegno per l’inclusione sociale e gli obiettivi della protezione sociale. In questo contesto gli Stati membri dovrebbero puntare soprattutto a “perseguire la riduzione della povertà e la coesione sociale con strategie globali rafforzate per combattere e prevenire la povertà e l’esclusione sociale dei bambini, inclusa una maggiore offerta di strutture di assistenza all’infanzia di qualità, accessibili anche economicamente, e delle persone con disabilità, la comparsa di nuovi gruppi a rischio di esclusione, quali i giovani, e nuove situazioni di rischio, compreso il sovraindebitamento”. Occorrono poi sforzi per combattere la mancanza di domicilio fisso “quale forma estremamente grave di esclusione, fronteggiare i molteplici svantaggi a cui sono confrontati i Rom e la loro vulnerabilità nei confronti dell’esclusione sociale e promuovere l’inclusione sociale dei migranti”. Bisogna infine migliorare l’efficienza dei servizi sanitari e ridurre le disparità in campo sanitario, fornire qualità nelle cure a lungo termine, assicurare un invecchiamento nella salute e nella dignità.

Agricoltura, rischio chiusura per 1 azienda su 3. A rischio 2 mln di ettari di terreno

Posted by admin On febbraio - 27 - 2009 ADD COMMENTS

agricoltura_adn-200x150Ormai è vera emergenza per l’agricoltura italiana. Un’impresa agricola su tre è a rischio. I bilanci aziendali sono sempre più”in rosso”. I costi produttivi crescono in maniera preoccupante e con essi gli oneri contributivi e il ”peso” asfissiante degli adempimenti burocratici. Nel 2009, senza immediati e straordinari interventi a sostegno degli agricoltori, oltre 50mila aziende possono chiudere i battenti e piùdi 2 milioni di ettari di terreni coltivati sono in grave pericolo. Non solo. Si potrebbero verificare un ”taglio” deciso all’occupazione e pesanti conseguenze anche del ”made Italy”. Questo il grido d’allarme lanciato ieri dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori durante il grande sit-in a Roma, in piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei deputati.

I motivi di questo possibile tracollo sono noti e dalla Cia piùvolte denunciati: costi produttivi sempre piùpesanti; oneri contributivi e burocratici opprimenti; la proroga per la fiscalizzazione degli oneri sociali è ferma ancora al 31 marzo 2009; redditi falcidiati; prezzi sui campi in continua discesa; mancanza di finanziamenti per il Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali; un decreto sulle quote latte inaccettabile; scarsissima attenzione da parte del governo; pochi e fragili sostegni pubblici; una politica di sviluppo che si allontana in maniera inesorabile; un’agguerrita competitività a livello internazionale.

”Negli ultimi dieci anni – dice il presidente della Cia, Giuseppe Politi – circa 500mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagna e svantaggiate, hanno chiuso i battenti. Solo nel 2008 piùdi 20mila sono andate fuori mercato. Il rischio è che nei prossimi tre-quattro anni altre 250mila aziende cessino l’attività. Senza interventi mirati e straordinari sarebbe una tragedia per l’intero settore”. ”Il silenzio del governo nei confronti dei gravi problemi del mondo agricolo – aggiunge Politi – è disarmante. Siamo in una situazione non piùtollerabile. In questi giorni piùvolte abbiamo sostenuto la necessità di misure incisive. Nessuna risposta è venuta. Per questo motivo abbiamo detto basta e abbiamo ripreso la mobilitazione sul territorio nazionale, lanciando anche un appello alle organizzazioni agricole e cooperative di fare fronte comune e avviare iniziative unitarie”.

Le richieste della Cia sono chiare: la proroga di tre anni (ora ferma al 31 marzo prossimo) degli sgravi contributivi; correzioni al decreto legge sulle quote latte durante l’iter parlamentare; riduzione, anche con interventi di carattere fiscale, dei pesanti costi produttivi; alleggerimento degli oneri burocratici; finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali.

”Dobbiamo capire – rimarca Politi – che un Paese senza una valida agricoltura non ha futuro. In altri Stati europei i problemi agricoli vengono affrontati in maniera diversa e certamente piùincisiva. Non si può continuare ad ignorare una realtà grave che è sotto l’occhio di tutti. Ecco perché la nostra protesta sarà ferma e determinata. Ci battiamo con energia affinché un grande patrimonio, quale è quello agricolo e rurale dell’Italia, non vada disperso e si frammenti ulteriormente. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore, ma anche per l’intera economia”.

”Comunque, le nostre richieste non riguardano solo l’emergenza. Quello che sollecitiamo – conclude Politi – è un nuovo progetto di politica agraria. E questo deve essere il compito della Conferenza nazionale sull’agricoltura e lo sviluppo rurale che va svolta in tempi rapidi. Di qui la nostra sollecitazione al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia affinché sia coerente e mantenga l’impegno di avviare i lavori preparatori della Conferenza”.

Banche, allarme Ue: valutare l’ipotesi della nazionalizzazione

Posted by admin On febbraio - 24 - 2009 ADD COMMENTS

tremonti01g”Prevedere garanzie per detentori di bond”  Lo sostiene la Commissione nella bozza sulle nuove linee-guida per gestire gli asset tossici e deteriorati degli istituti che sarà approvata mercoledi. Tremonti: bisognava nazionalizzarle fin dall’inizio della crisi 

I governi valutino, ove necessario, la possibilita’ di nazionalizzare le banche colpite dalla crisi. E’ quanto sostiene la Commissione europea nella bozza sulle nuove linee-guida per gestire gli asset tossici e deteriorati che, salvo sorprese, sara’ approvata mercoledi’, i cui contenuti AKI-ADNKRONOS International e’ in grado di anticipare.

Nel quadro della condivisione degli oneri, si potrebbe considerare “l’opzione della nazionalizzazione”, si legge nel documento. I prerequisiti per minimizzare i rischi, sottolinea la Commissione, prevedono “la piena trasparenza ex-ante e la rivelazione degli asset deteriorati delle banche scelte a godere dell’aiuto, sulla base di un’adeguata valutazione, certificata da esperti indipendenti e convalidata da un’autorita’ di supervisione del settore. Questa rivelazione degli asset deteriorati dovrebbe avvenire prima dell’intervento del governo”. “Una volta che gli asset sono stati valutati nel modo appropriato e sono state identificate le perdite che porterebbero ad una situazione di insolvenza senza l’intervento dello stato, la banca dovrebbe essere messa in amministrazione controllata o liquidata, secondo la legge nazionale e comunitaria”.

In queste situazioni, prosegue Bruxelles, “per preservare la stabilita’ finanziaria e la fiducia, potrebbe essere appropriato prevedere delle garanzie o delle protezioni per i detentori di bond” ma “dove cio’ appare sconsigliabile per questioni di stabilita’ finanziaria, la banca potrebbe beneficiare di aiuti sotto forma di garanzia o di acquisto di asset limitato allo stretto necessario per continuare ad operare per il periodo necessario a trovare un piano o per la ristrutturazione o per la liquidazione”.

“Bisognava nazionalizzare le banche fin dall’inizio della crisi. Questo avrebbe avuto un effetto-fiducia. Poi si sarebbe potuto riprivatizzarle. Farlo ex post significa perdere un sacco di soldi e forse peggiorare la crisi”. Lo ha detto Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, nel corso del suo intervento a un convegno, tenutosi oggi a Cremona, sulla globalizzazione, riferendosi alla nazionalizzazione di Citigroup.

Tremonti ha poi ricordato che “Berlusconi ha infranto un tabu’: quello della nazionalizzazione delle banche. Ma non si riferiva a quelle italiane”, ha sottolineato il ministro. Sulla nazionalizzazione degli istituti bancari, Tremonti, ha spiegato che “era il caso di fare scelte piu’ radicali e non fare le cose un po’ alla volta”. Sulla presenza degli Stati nel capitale degli istituti, il ministro dell’Economia ha detto che “ai governi stare nelle banche nuoce gravemente alla salute e nuoce anche alla salute del potere democratico”.

GENERALI ASSORBE ‘ALLEANZA’

Posted by admin On febbraio - 24 - 2009 ADD COMMENTS

ITALY-LOGO ASSICURAZIONI GENERALI-AGFGenerali incorpora la controllata Alleanza. Lo hanno deciso oggi i rispettivi consigli di amministrazione. Il piano prevede il conferimento delle attivita’ assicurative di Alleanza e Toro in una nuova societa’ operativa nei rami vita e danni e quindi la fusione per incorporazione di Alleanza e Toro in Generali. La fusione avverra’ mediante emissione di nuove azioni. Il rapporto di cambio e’ stato fissato in 0,33 azioni di Generali per ogni azione Alleanza e riflette un premio del 6% e del 13% rispetto al rapporto di cambio medio degli ultimi 3 e 6 mesi. Per Generali, l’operazione e’ immediatamente accrescitiva in termini di Embedded Value per azione. Il perfezionamento dell’operazione non determinera’ l’insorgenza del diritto di recesso in capo agli azionisti di Alleanza.

Dalle operazioni decise oggi, il piano di integrazione delle attivita’ assicurative di Alleanza e Toro in una newco e la fusione per incorporazione di Alleanza in Generali, il gruppo triestino conta di ottenere entro il 2012 significative sinergie annue lorde per 200 milioni, di cui sinergie di ricavo fino a 100 milioni grazie a nuove opportunita’ di cross selling, sinergie di costo per 60 milioni e benefici fiscali netti annui per 40 milioni. L’integrazione di Toro ed Alleanza da’ vita ad un’unica realta’ con una quota di mercato superiore al 5% e oltre 3,3 milioni di clienti.

Moody’s ha tagliato il rating a lungo termine di Fiat, che e’ cosi’ passato da BAA3 a BA1. Quello a breve termine e’ passato invece da Prime-3 a Not Prime. Si tratta di un forte declassamento, che viene dopo l’annuncio di un nuovo piano di incentivazioni per il management del gruppo. Il declassamento, spiega Falk Frey, capo degli analisti di Moody’s per il settore auto, e’ dovuto al cash flow fortemente negativo nell’anno finanziario 2008, che ha portato a un deterioramento materiale nella flessibilita’ finanziaria di Fiat, con un deterioramento del debito industriale netto dai 6,3 ai 5,9 miliardi”. Secondo Frey, il mercato dell’auto restera’ difficile nel 2009, sull’attesa di un forte calo dei volumi di vendita e con poche prospettive significative di ripresa nel 2010. L’outlook negativo, spiega l’agenzia, e’ invece legato alla forte dipendenza dell’azienda da un continuo sostegno da parte dei principali creditori e alla previsione di un deciso rallentamento dei principali mercati dove opera il Lingotto. Moody’s prevede che nel primo trimestre del 2009 Fiat dovra’ affrontare un calo della domanda del 20%. Il titolo a chiuso in calo del 5,59% a Piazza Affari.

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