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23-04-2010 Ritorna l'archivio dei fatti sensibili

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September , 2010
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Archive for febbraio, 2009

Obama: “Truppe via da agosto 2010″ E scoppia l’applauso dei soldati

Posted by admin On febbraio - 28 - 2009 ADD COMMENTS

187281-obamaeL’annuncio ufficiale è stato dato dal presidente durante il viaggio a Camp Lejeune, in Nord Carolina, dove si trova un centro d’addestramento dei marines impiegati sia in Iraq sia in Afghanistan

Barack Obama ha confermato le indiscrezioni sul piano per il ritorno delle truppe Usa dall’Iraq. In particolare il presidente americano ha confermato che soldati resteranno nel Paese del Golfo tra i 35 e i 50mila dopo il 31 agosto 2010, data entro cui sarà completato il ritiro delle truppe da combattimento.

 “L’Iraq non è ancora sicuro“, ha detto Obama. Una cifra non gradita dalla speaker della Camera, Nancy Pelosi, che aveva suggerito di precedere la permanenza di 15mila uomini al massimo. Il ritiro completo delle truppe Usa dall’Iraq avverrà entro il 31 dicembre 2011.

 Per annunciare la fine della guerra in Iraq Obama ha scelto di essere in mezzo ai soldati americani, in una comune base militare della Carolina del Nord.  Obama è sceso in mezzo alle truppe, le ha lodate in spirito bipartisan, le ha ringraziate per il sacrificio in difesa del popolo iracheno e ne ha addirittura citato il motto come uno di loro.

 ”Voglio essere molto chiaro: abbiamo mandato le nostre truppe per scalzare il regime di Saddam Hussein e avete portato a termine il vostro lavoro”, ha detto Obama prima di essere interrotto dal boato delle centinaia di soldati radunatisi per ascoltarlo. “Abbiamo mantenuto la nostra presenza nel Paese per consentire la nascita di un governo sovrano, e anche quella missione è stata portata a termine. Adesso lasciamo al popolo iracheno una opportunità costruita a fatica di vivere una vita migliore, e quell’occasione esiste grazie al lavoro delle forze americane”.

 Un discorso da Comandante in Capo che richiamava al successo come il “missione compiuta” pronunciato da Bush nel 2003, ma dopo sei anni di guerra e circa 4.300 morti americani alle spalle. I soldati hanno acclamato Obama come con il suo predecessore, nonostante la distanza abissale tra i due, che però il neo presidente non ha mai citato. Il nome di Bush non è mai stato pronunciato così come Obama ha messo da parte le polemiche degli ultimi anni dando invece atto ai soldati che si sono fatti carico della situazione.

 Le ostilità in Iraq finiranno dunque il 31 agosto del 2010. “Lasciamo l’Iraq alla sua gente”, ha detto il presidente lodando gli iracheni che, ha detto, “sono una grande nazione e sono sopravvissuti ad una tirannia”.  

 ”Avete superato la violenza settaria e la mancanza di sicurezza personale”, ha detto il presidente rivolto agli iracheni, che però convivranno ancora a lungo con i soldati americani. Il ritiro definitivo avverrà infatti ben oltre l’agosto del prossimo anno, e cioè alla fine del 2011, come previsto dagli accordi con il governo di Baghdad. Sul territorio iracheno resteranno tra i 35.000 e i 50.000 soldati statunitensi (compresi i droni, gli aerei da perlustrazione senza pilota), ufficialmente per addestrare esercito e polizia e “lasciare l’Iraq alla piena responsabilità degli iracheni”.

 AFGHANISTAN

Gli Stati Uniti non desiderano mantenere una presenza militare “a lungo termine” in Afghanistan, nonostante la loro decisione di inviare prossimamente truppe supplementari nel paese asiatico: lo ha dichiarato il presidente Barack Obama in un’intervista televisiva.

Crolla il Pil americano: -6,2 per cento

Posted by admin On febbraio - 28 - 2009 ADD COMMENTS

moneyLe stime riviste ancora al ribasso. E’ la contrazione piùforte dall’82

WASHINGTON: Il crollo delle spese per consumi, il forte calo delle scorte aziendali e la frenata delle esportazioni hanno provocato la contrazione del prodotto interno lordo degli Stati Uniti, attestatosi in fortissimo ribasso rispetto alla prima stima e al livello piùbasso dal 1982. La reazione di Wall Street è stata immediata: il Dow Jones è arrivato a bruciare quasi il 2 per cento, mentre lo S&P 500 ha toccato il livello minimo in 12 anni, salvo poi recuperare parzialmente terreno man mano che gli investitori hanno “digerito” le notizie.

Il Pil, che la prima stima di un mese fa aveva dato in calo del 3,8 per cento, ha registrato un -6,2 per cento, dipingendo uno scenario ancora piùfosco rispetto alle previsioni degli analisti che attendevano un ribasso al 5,4 per cento. Il segnale è chiaro: non solo la recessione, iniziata nel dicembre 2007, non accenna a placarsi, ma la situazione si fa sempre piùcritica con i fondamentali dell’economia che si vanno sempre piùdeteriorando, nonostante gli sforzi dell’amministrazione Obama, impegnata a cercare di rompere il circolo nefasto della crisi peggiore dagli anni Trenta.

Ad affossare l’economia del corso del quarto trimestre del 2008 è stato il calo delle scorte aziendali, calate di 19,9 miliardi di dollari anziché crescere di 6,2 miliardi, come aveva previsto il dipartimento del Commercio dopo il calo di 29,6 miliardi di dollari del terzo trimestre. Ad alimentare il calo è stato il ribasso dei prezzi, in particolare quelli del petrolio, ma anche il fatto che le società hanno preferito liberarsi delle scorte in eccesso per fare fronte al calo della domanda scatenato dalla recessione iniziata nel dicembre 2007. “Non ci sono segnali che il declino stia rallentando, anche se esiste la possibilità che il piano di stimoli varato dal Governo Obama produca risultati verso la metà dell’anno”, ha detto Bill Cheney, capo economista di John Hancock Financial Services.

A pesare sull’andamento del Pil sono stati anche gli scambi commerciali. Le importazioni sono calate del 16 per cento, contro il ribasso del 15,7 per cento della prima stima, mentre le esportazioni sono arretrate del 23,6 per cento, anziché del 19,7 per cento inizialmente riportato. Inoltre, le spese aziendali sono calate del 21,1 per cento e quelle per consumi, che rappresentano circa il 70 per cento dell’attività economica, sono calate del 4,3 per cento. In particolare, gli acquisti di beni durevoli, quelli destinati a durare per almeno tre anni, per esempio le auto, sono calati del 22,1 per cento e quelli di beni non durevoli sono scesi del 9,2 per cento.

Ecuador, si spezza un oleodotto

Posted by admin On febbraio - 28 - 2009 ADD COMMENTS

ECUADOR-PIPELINE/il ‘Crudos Pesados’ appartiene a un consorzio privato. Disastro ecologico in Amazzonia: 14mila barili di ‘oro nero’ nella foresta. Si tenta di arginare la macchia

 

SANTA ROSA (Ecuador) - Disastro ecologico nella foresta amazzonica: almeno 14mila barili di petrolio sono fuoriusciti da una falla nel secondo oleodotto dell’Ecuador disperdendosi nell’area di Santa Rosa, un centinaio di chilometri a est di Quito. “La chiazza è nerissima, impressionante, il danno ecologico è incalcolabile. Interessa tutta la fauna e la flora che gravita attorno al fiume Santa Rosa” ha detto Julio Pèrez, sindaco di El Chaco, un comune delle vicinanze, citato dall’agenzia Misna. Il guasto riguarda l’Oleoducto de Crudos Pesados, appartenente a un consorzio privato e in funzione dal 2003, che percorre l’Amazzonia per 305 chilometri collegando i pozzi di estrazione al porto di Balao, sull’Oceano Pacifico. Trasporta 450mila barili di greggio al giorno.

OPERAZIONI DI BONIFICA - L’azienda ha sospeso le operazioni di pompaggio, attivandosi insieme alla compagnia petrolifera statale Petroecuador nelle operazioni di bonifica dell’area contaminata, tentando di evitare che la macchia si estenda negli affluenti del fiume. Secondo le prime ipotesi, il guasto sarebbe stato causato da un fenomeno naturale che ha provocato il cedimento di una tubatura. In Ecuador funziona anche l’oleodotto statale Sote: nel 2003, per un guasto, disperse nella selva 22mila barili di petrolio. Per il paese andino, quinto produttore di greggio in America Latina, l’oro nero è la prima fonte di introiti (la seconda sono le rimesse degli emigrati); produce quotidianamente 500mila barili di greggio, il 60% finisce allo Stato, il rimanente a una decina di aziende straniere che operano nel territorio. (Apcom)

Non ha detto “donna” ma “Sorbona” Il premier denunciato alla Corte europea

Posted by admin On febbraio - 28 - 2009 ADD COMMENTS

ber_300La battuta di Berlusconi a Sarkozy “ridimensionata” da Palazzo Chigi. Ma intanto due parlamentari lo denunciano: “Disprezza vita e dignità delle donne”

ROMA - “Moi je t’ai donné la tua donna”. “Ti ho donato la tua donna”, ha detto Silvio Berlusconi, al presidente francese Nicolas Sarkozy. L’ennesima battuta del premier, questa volta riferita a Carla Bruni, che poche ore dopo viene ridimensionata da una precisazione di Palazzo Chigi (“Non ha detto ‘donna’, ha detto ‘Sorbona’”) non piace ad Anna Paola Concia, deputata del Pd, e Donata Gottardi, parlamentare europea del Pd-Pse. Che hanno deciso di sporgere denuncia contro il presidente del Consiglio per i suoi ripetuti riferimenti allusivi “di disprezzo” nei confronti delle donne.

“Denunciamo Silvio Berlusconi, in qualità di presidente del Consiglio dei ministri italiano, alla Corte europea di Strasburgo per violazione degli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, a causa delle continue e ripetute dichiarazioni di disprezzo sulla vita e la dignità delle donne”, annunciano le due onorevoli, dopo quella frase a Sarkozy. Sottolineando che “in Italia, a causa del Lodo Alfano, non è possibile denunciare il presidente del Consiglio alla magistratura”.

Le due parlamentari ricordano alcune delle dichiarazioni del premier che sono alla base della loro decisione: “Il 14 marzo 2008 in campagna elettorale: Berlusconi consiglia a una giovane precaria di sposare un miliardario per risolvere i suoi problemi economici. Il 25 gennaio 2009, durante un comizio elettorale a Sassari, teorizza che ‘per evitare gli stupri servirebbe un militare per ogni bella donna’”. E ancora, il 6 febbraio 2009, “l’inquietante dichiarazione su Eluana Englaro”. Infine, “il 26 febbraio 2009, incontro internazionale con Sarkozy: Berlusconi, rivolgendosi al Presidente francese, lo avverte: ‘Io ti ho dato la tua donna’”.


Quella che i francesi definiscono come “humour déplacé”, ovvero l’ironia fuori luogo del premier, sembra destinata ad arricchire la galleria delle sue gaffe. Dalla battuta sull’”abbronzatura” di Obama a quella sui desaparecidos argentini, che una decina di giorni fa ha suscitato il risentimento di Buenos Aires. E poi a Strasburgo, quando all’Europarlamento diede del kapò nazista al deputato socialdemocratico tedesco, Martin Schulz.

Lunga la lista dei bersagli di Berlusconi: i malati di Aids, i giudici, (“mentalmente disturbati”), i cinesi (che avrebbero “bollito i bambini ai tempi di Mao”) fino alla stessa moglie, oggetto di allusioni a proposito delle voci di una liason con Massimo Cacciari: in quell’occasione, il premier coinvolse l’omologo danese, e allora presidente di turno della Ue, Andres Fogh Rasmussen: “E’ il primo ministro piùbello d’Europa – disse – penso di presentarlo a mia moglie perché è anche piùbello di Cacciari”.

Qualche anno dopo, Veronica Lario si vide costretta a scrivere una lettera aperta a Repubblica. Accadde dopo la cena in occasione della cerimonia di consegna dei Telegatti, gli “Oscar della tv”, nel gennaio del 2007. Berlusconi pronunciò un paio di complimenti di troppo: “Io con te andrei ovunque”, disse alla showgirl Aida Yespica, e “Se non fossi già sposato me la sposerei”, disse in riferimento a Mara Carfagna. E quella volta fu costretto a chiedere scusa.

La smentita di Palazzo Chigi. In tarda serata, una nota di Palazzo Chigi ha smentito i media che hanno riportato la battuta del premier. “La frase che il presidente Berlusconi ha detto sottovoce al presidente Sarkozy durante la conferenza stampa a Villa Madama, mentre si stava parlando del riconoscimento in Italia dei baccalaureati, era semplicemente: “Tu sais que j’ai ètudiè à la Sorbonne” (“tu sai che ho studiato alla Sorbona”). Al presidente Berlusconi hanno dato l’oscar della volgarità che non meritava. A loro spetta invece l’oscar della denigrazione che si meritano appieno”. Per la precisione, Berlusconi (laureato alla Statale di Milano) alla Sorbona ha frequentato un corso estivo.

Ai danni delle famiglie indebitate avanza il business del recupero crediti

Posted by admin On febbraio - 28 - 2009 ADD COMMENTS

crediti-recuperoI bollettini si cumulano, qualcuno si perde fra altre carte. E a una scadenza se ne aggiunge un’altra. E un’altra. Fino a perdere il conto. La crisi si misura anche così: a rate mensili per saldare una spesa, che alimentano nuove rate per pagare un nuovo prestito necessario a coprire la spesa della spesa. In gergo la chiamano “la staffetta dei debiti”. Un circolo vizioso. Una spirale drammatica in cui circa un milione di famiglie italiane si trova a vivere.

Famiglie normali, con due redditi in media, e spesso un mutuo per la casa. Primo onere da adempiere, cui si sommano però molti altri, voluttuari o necessari. Le spese aumentano, e a un certo punto il ricorso al credito è l’unico bancomat possibile. “Assistiamo a un’organizzazione a grappolo del debito familiare – spiega Maurizio Fiasco, Consulta Nazionale antiusura – per cui si contraggono debiti con le finanziarie quando non si riesce piùa pagare la rata del mutuo o si deve far fronte alle spese impreviste provocate dalla malattia di un familiare o dalla perdita del lavoro e dalla cassa integrazione”. Rischio frequente in tempi di crisi. Secondo una stima della Consulta, elaborata a partire da una precedente ricerca, già nel 2006 le famiglie a rischio erano oltre 900 mila.

Le origini del fenomeno potrebbero essere ricercate nell’eccesso di consumi, e nell’inseguimento compulsivo di uno standard di vita che non contempla alcuna rinuncia. Ma secondo la Consulta il problema non nasce dall’iperconsumismo. “La maggior parte delle famiglie italiane – dichiara l’esperto della Consulta – non si rivolge alle società di credito al consumo per acquistare una vacanza o cambiare la macchina. Occorre sfatare il mito dell’iperconsumismo: chi chiede un finanziamento lo fa per salvare un investimento fondamentale, come la casa”. Il problema sono i tassi d’interesse applicati dalle finanziarie: tassi piùalti rispetto a quelli stabiliti, dal ministero del Tesoro come soglia per gli investimenti immobiliari, perché fanno riferimento a una categoria di operazioni diversa. “Il tasso soglia per i mutui con garanzia ipotecaria stabilito dal ministero per il trimestre in corso è dell’8 per cento – spiega Fiasco – mentre quello per crediti personali è del 14,8 per cento. Di fatto, chi chiede l’aiuto di una finanziaria per pagare le rate del mutuo, stipula un contratto molto piùoneroso rispetto a quello originario”. Non solo. Quando a un certo punto si cominciano a cumulare le rate, si paga in ritardo, e scattano gli interessi di mora, in tal caso il debito cresce senza controllo.

“La legge regolamenta gli interessi per le operazioni tipiche, ma non gli interessi di mora – osserva ancora Fiasco – c’è un vuoto normativo al riguardo che finisce per favorire le società di credito, e portare i cittadini a un indebitamento progressivo e drammatico”.

È in questo scenario che si fa largo inoltre il business delle società di recupero crediti. “Queste società hanno iniziato a diffondersi negli ultimi cinque anni: le banche, anche per adeguarsi alle normative, hanno iniziato a vendere le loro posizioni di credito ad altri operatori – spiegano dalla Consulta – e questi operatori non si fanno scrupoli: agiscono con metodi aggressivi, telefonano con insistenza a casa, cercano di parlare con i figli piccoli per mettere a disagio i genitori, si presentano sui pianerottoli dei condomini e parlano a voce alta del debito o bussano alla porta dei vicini per far crescere vergogna e imbarazzo nelle loro “vittime”". Senza contare lettere e telegrammi. Attraverso un preciso percorso psicologico e di comunicazione lavorano dunque per esercitare una pressione fortissima sulle famiglie.

“Almeno il 50 per cento delle persone che si rivolgono a noi raccontano di aver subito fortissime pressioni da agenti di società di recupero crediti -racconta Luciano Gualzetti, presidente della Fondazione San Bernardino, presente in Lombardia – Noi cerchiamo di contattare queste società per tutelare i nostri utenti e qualche volta riusciamo a ottenere dei risultati, ma con grande fatica”. Negli ultimi la Fondazione, che ha l’obiettivo di assistere e sostenere chi si trova a rischio usura, ha registrato un’affluenza crescente: centinaia le famiglie che si sono rivolte ai centri di ascolto sparsi nel territorio per chiedere consiglio e aiuto. “È un fenomeno che sta stravolgendo la vita di molte persone -commenta Gualzetti- è necessario creare una nuova rete del credito, a livello nazionale, una rete monitorata però, che si occupi anche dell’educazione finanziaria. Le famiglie devono essere supportate non solo quando già debitrici, ma molto prima di diventarlo”.

di Tullia Fabiani

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