Facebook, Mr Algoritmo: “Così selezioniamo ciò che vedete sulle vostre bacheche”

Web 2.0 ConferenceSAN FRANCISCO – Nella sua biografia si legge designer, amante del cibo e fotografo amatoriale. Ma Adam Mosseri non è solo questo. A soli 32 anni è il direttore del controllo del prodotto di Facebook. Che, tradotto significa essere alla guida del team di News Feed, il motore che sta dietro ai nostri profili. In pratica Mosseri è l’uomo responsabile del funzionamento di questo meccanismo. «Se quello che vediamo sulle nostre bacheche ci piace o meno dipende da lui», scherzano al quartier generale di Facebook.

Il percorso
Una carriera come design director, studi a New York in information design, Adam arriva a Menlo Park nel 2009 e, dopo essersi occupato del settore mobile, si mette al lavoro su ciò che è considerato il cuore del social network. E’ il 2006 quando Zuckerberg capisce che Edgerank, l’algoritmo che sta alla base di Facebook, non è più sufficiente a soddisfare le esigenze dei suoi utenti. Chi ha molti amici e mette parecchi like può trovarsi fino a 15 mila nuovi post da leggere. Una cifra enorme che, appare chiaro fin da subito, rischia di mettere in difficoltà gli iscritti e di farli scappare verso altri lidi. E’ a quel punto che agli ingegneri e programmatori viene chiesto di andare oltre ai pilastri che hanno fin lì portato il social network al primo posto della classifica delle piattaforme più utilizzate. La formula che leggenda vuole scritta sulle finestre di Harvard da Zuckerberg quando inventò Facebook era stata definitivamente superata. «Il nostro obiettivo è mostrare agli utenti ciò che gli interessa», spiega Mosseri seduto in uno degli uffici della sede di Menlo Park. Una bella responsabilità, insomma. Soprattutto se si pensa che per farlo bisogna costantemente aggiornare con nuove informazioni l’algoritmo. Ma per Mosseri l’obiettivo è molto chiaro. «Vogliamo fare fatica al posto vostro. Quello che gli utenti vedono sulla loro bacheca è determinato dalle loro connessioni (amici e gruppi di appartenenza), dall’interazione con essi e con i contenuti». A chi non è avvezzo al genere tecnologico potrebbe venire da pensare di essere di fronte ad un alchimista che, chiuso in un laboratorio, mescola in un calderone e tira fuori pietre filosofali. In realtà la questione è più semplice. «Se mia sorella posta una fotografia in cui compaio anche io, è evidente che questo contenuto apparirà ben visibile sul mio News Feed». E questo non solo perché nelle impostazioni è stato indicato il grado di parentela e perché è stato messo un tag sulla foto. «La posizione nella bacheca dipende anche dalle mie abitudini, se mi guardo più spesso immagini o contenuti video». E’ chiaro poi che se un utente guarda spesso i post del New York Times, i contenuti di questo giornale avranno un punteggio più alto e dunque saranno meglio posizionati sulla timeline.Morale i post che compaiono sulla bacheca di un iscritto sono stati portati approssimativamente dai 15 mila del passato a 300. L’idea insomma è di «fare il lavoro al posto degli utenti affinché trovino solo post interessanti quando si connettono o guardano il loro smartphone», sintetizza Mosseri.

Le critiche
Ma News Feed non è rimasto immune dalle critiche. «Perché Facebook mi mostra ogni singolo aggiornamento di persone che a malapena conosco e non mi mostra quella chicca del mio cugino preferito?», scriveva il New York Times dando voce ai malumori di chi non apprezzava la novità. Molti non gradivano infatti che fosse Facebook a decidere cosa gli utenti dovessero vedere sulle loro bacheche. «Le persone vogliono maggiore controllo», era stata la risposta di Mosseri. Così, ora in sostanza schiacciando un punto in alto a destra di ciascuna notizia mostrata sul proprio News Feed si potrà scegliere se smettere di seguire (Unfollow) un amico o una pagina, o vedere meno spesso gli aggiornamenti di quell’amico o di quella pagina. Parecchio lavoro è stato fatto poi per arginare lo spam e i contenuti di bassa qualità. In testa le bufale (in inglese hoax), che gli utenti possono segnalare contribuendo a far rimuovere il contenuto e a farlo penalizzare in termini di visibilità. A Menlo Park insomma ci tengono parecchio a ribadire: «News Feed non è un motore acchiappa clic o pensato solo per fare soldi». E se la cosa possa giocare a sfavore dei contenuti pubblicitari e dunque sui ricavi dell’advertising, non se ne preoccupano più di tanto. Già, perché nell’ultimo quarto del 2014 i ricavi pubblicitari totali sono cresciuti del 49%. Segno che News Feed funziona, per gli utenti. Ma soprattutto per il business e per le tasche di Zuckerberg.

Comments are closed.

L’Eurogruppo sulla Grecia verso la fumata grigia. Tsipras chiama Draghi: non si faccia influenzare

L’Eurogruppo sulla Grecia verso la fumata grigia. Tsipras chiama Draghi: non si faccia influenzare

Bruxelles: la lista delle riforme di Atene non è completa. Via al piano di acquisto titoli della Bce: 60 miliardi di euro al mese per rilanciare il credito e aumentare i consumi

[leggi]

Crisi ucraina, via al vertice Nato in Galles

Crisi ucraina, via al vertice Nato in Galles

A Newport i membri dell’Alleanza pronti a fare i conti con le possibili conseguenze di un’escalation militare. La Russia dispone di 845mila soldati La Nato oggi si trova di fronte a un vertice cruciale per la crisi ucraina, di fronte …[leggi]

“Rimani in Russia”

“Rimani in Russia”

Dopo la condanna di Manning parla il padre di Snowden In una serie di iniziative mediatiche, il padre di Snowden si schiera in difesa del figlio Ed In un messaggio trasmesso dalla tv pubblica russa, Lonnie Snowden ha salutato il …[leggi]

Powered By AK Featured Post