admin/ Marzo 11, 2015/ Informa

applewatchNon so se Apple Watch abbia tolto l’anima alla Mela, so che è scomodo. Volevamo stare leggeri e invece in aeroporto, oltre a telefoni e pc, dovremo mettere nel cestino pure gli orologi. Proprio ora che ce n’eravamo liberati

Sul sito Apple c’è un piccolo film con Christy Turlington, ex super modella degli anni Novanta, filantropa, snella, bellissima, che corre una mezza maratona intorno al Kilimangiaro: al polso ha un Apple Watch con il cinturino nero. Lei corre e sorride, corre e controlla la velocità, il battito cardiaco, l’ora, forse le email perché legato al braccio ha anche l’iPhone, che deve stare sempre in stretto contatto con l’orologio per passargli i dati, le telefonate, i messaggi. Volendo, se si stancasse di correre, Turlington potrebbe prenotare dall’orologio un’automobile con autista tramite Uber. E chiacchierare con un’amica avvicinando il polso alla bocca. Probabilmente anche questo è il senso di essere affamati e folli, parlare a un orologio proprio quando gli orologi non esistono quasi più perché tutti controllano l’ora sul telefono. Parlare con un orologio invece di buttare tutti gli orologi. Spendere diecimila dollari o diciassettemila per versioni limitate e bling bling di iWatch, con la cassa d’oro giallo o rosa e poi, oltre all’orologio legato al polso, legarsi al collo anche l’iPhone, perché altrimenti un orologio resta un orologio, nonostante la fame, la follia e la ribellione.
L’Atlantic ha scritto che “Apple ha perso l’anima”, e che il lusso pacchiano non era previsto in questa tecnologia pensata per gente che voleva cambiare il mondo, lavorare in un modo diverso, anche vantandosi, intimamente, di scrivere seduto ai tavolini di un bar con la Mela illuminata sul computer, ma senza ricoprirsi d’oro zecchino. A quando gli Swarovski incastonati sull’iPad? E l’anello di fidanzamento che riceve sms? Forse anche una collana di perle con dentro Google Maps sarebbe utile per le feste in ville sperdute in campagna. Quando, tra un anno, questi aggeggi saranno obsoleti, si potranno forse vendere al “compro oro”. Ma a parte la filosofia di Apple snaturata, secondo alcuni, dal ricorso agli status symbol assurdamente costosi (non si paga più la tecnologia e un design accattivante, che molti riescono a permettersi, ma si offre la Mela a chi ha bisogno di soddisfare capricci isterici), è difficile appassionarsi all’idea di un orologio. Non voglio fare amicizia con un orologio. Ho già un telefono, non mi serve un orologio. Volevamo stare leggeri, ma adesso in aeroporto dovremo mettere nel cestino anche gli orologi, oltre a cinture, telefoni, computer, scarpe.
Non sono sportiva, non corro sul Kilimangiaro, perché dovrei strizzare gli occhi su un orologio? Ma queste sono solo scuse: la pacchianeria, l’imborghesimento (che cosa c’è di più borghese di un orologio da polso?), la scomodità (voi che fate jogging, dovete comunque legarvi da qualche parte il telefono, non vi basterà l’Apple Watch). Il vero motivo è sentimentale. Com’è possibile accantonare il telefono? L’oggetto che teniamo in mano, sul tavolo, accarezziamo, studiamo, la cosa inanimata, ma vivissima, che più si avvicina all’idea di simbiosi con un essere umano. Dovremmo legarlo distrattamente (e ridicolmente) a un braccio, o lasciarlo sbatacchiare dentro una tasca, acceso, mentre sbaciucchiamo un orologio. Dopo tutto quello che ha fatto per noi, dopo che è stato scrigno dei segreti, libro, giornale, enciclopedia, atlante, negozio, specchio, macchina fotografica, e perfino telefono. Sarebbe un tradimento orribile. Ma soprattutto: come si fa con una mano sola?

Share this Post