Is, Tikrit assediata: si continua a combattere. Forze Iraq avanzano verso il centro

tikritE’ in pieno svolgimento la controffensiva del governo iracheno per riconquistare la città natale di Saddam Hussein: riconquistata buona parte del quartiere Qadisiya. Sarebbero francesi sia l’uomo che dà l’ordine sia il ragazzino che uccide una presunta spia nell’ultimo video propagandistico dello Stato islamico

BAGDAD – A Tikrit si continua a combattere. Ormai sono dieci giorni che la città è sotto assedio. Le forze irachene, appoggiate da volontari delle milizie sciite, si sono impadronite dell’ospedale militare, dove hanno issato la bandiera dell’Iraq, alla periferia della città, e cercano di avanzare verso il centro dove sono ancora trincerati i jihadisti dell’Is. Ripresa anche la sede della polizia provinciale. Lo ha reso noto la tv al-Jazeera citando fonti militari. Undici membri delle forze lealiste sono state uccise negli scontri. E’ la prima avanzata all’interno della città da quando, a giugno, è caduta in mano all’Is. Secondo il Consiglio Tribale della provincia di Salah al-Din, ormai il “90 per cento” della città natale di Saddam Hussein sarebbe stata liberata.

Le forze di sicurezza dell’Iraq hanno preso il controllo di gran parte del distretto di al-Qadsiyah, nell’area nord della città, conquistato due distretti occidentali della città e una zona industriale nelle vicinanze. Da sud, ha riferito una fonte militare interna che ha scelto di restare anonima, le truppe sono entrate nei distretti di Shinsheen e Albu Obied per avanzare verso il centro. Le truppe irachene hanno a loro disposizione decine di carri armati, veicoli corazzati, artiglieria pesante e il sostegno dell’aviazione. I militanti oppongono una forte resistenza e hanno disseminato di trappole esplosive le strade e gli edifici della città. Sono circa seimila le mine anti-uomo piazzate dallo Stato islamico a rallentare l’avanzata delle forze irachene.
L’offensiva a cui partecipano oltre 30mila uomini è aiutata dall’Iran che coordina i militari e le milizie impegnate. Martedì le truppe avevano conquistato la città di al-Alam, all’estremità settentrionale di Tikrit, spianando la strada all’attacco della città stessa. Al termine di diverse giornate di intensi bombardamenti e pesanti combattimenti nei villaggi circostanti, militari e milizie controllano adesso anche i sobborghi di al Hayakel, al Daiyoum, al Asry e al Sinai. E secondo le fonti, nelle prossime ore “l’esercito innalzerà la bandiera dell’Iraq sul tetto del palazzo del governatorato di Salah al Din”.

“La città – ha spiegato il ministro degli Affari provinciali di Bagdad, Ahmed Abdullah al-Jubouri- è stata circondata dall’esercito iracheno e dalle forze sciite, costringendo alcuni combattenti dello Stato islamico a fuggire verso Huwaija”, più a nord. L’avanzata è rallentata dalle mine, circa seimila mine anti-uomo piazzate dallo Stato islamico. Stamane le truppe si sono dovute fermare, perché finite sotto i colpi dei cecchini e per disinnescare gli ordigni esplosivi piazzati negli edifici o nascoste lungo le strade. Alla periferia occidentale della città, l’offensiva è stata fermata da un campo minato.

Sono fonti irachene che riferiscono dell’avanzata, notizie che non possono essere verificate. Se davvero il governo iracheno a guida sciita riuscisse a riconquistare Tikrit, sarebbe la prima grande città strappata ai jihadisti sunniti e darebbe slancio alla prossima, fondamentale tappa della campagna, la riconquista di Mosul.

Tikrit, città natale di Saddam Hussein e capoluogo della provincia di Salahuddin, è abitata da una maggioranza sunnita che in buona parte è ostile al governo di Bagdad, guidato dallo sciita Haydar al-Abadi. Proprio il malcontento della popolazione locale aveva favorito nel giugno dello scorso anno la fulminea avanzata dell’Is in questa regione, dove i jihadisti avevano trovato sostegno. L’arrivo delle milizie sciite, sostenute e guidate direttamente dai Pasdaran iraniani in questa offensiva, potrebbe quindi provocare nuove tensioni interconfessionali. Al-Abadi, all’inizio dell’offensiva, una decina di giorni fa, aveva invitato le forze lealiste a non compiere violenze contro la popolazione civile, dopo che in altre aree riconquistate nei mesi scorsi erano state denunciate atrocità commesse dalle milizie sciite anti-Is.
L’ultimo video dell’orrore. Sarebbe francese e già noto ai servizi di Parigi l’uomo che appare nell’ultimo video propagandistico dell’Is, in cui una presunta spia del Mossad viene barbaramente uccisa da un ragazzino, pure francese. Secondo alcuni mezzi di informazione, l’uomo, che si esprime in francese “con un forte accento di Tolosa”, sarebbe Sabri Essid, fratellastro di Mohammed Merah, il terrorista che nel marzo 2012 assassinò brutalmente sette persone, tra cui militari e tre bimbi ebrei tra Tolosa e Montauban. Noto alla polizia francese dal 2002, Sabri Essid è originario, proprio come Merah, del quartiere Izards di Tolosa. Insieme – scrive ?l’Express? – frequentavano lo stesso gruppo di islamisti “ultraradicali”, la cosiddetta cellula di Artigat, dal nome di un piccolo villaggio del dipartimento dell’Ariège, guidato dall’emiro franco-siriano Olivier Correl. Di Essid le autorità francesi non hanno notizie da un anno, spiega France 3. Anche il bambino, che nel video spara all’ostaggio, sarebbe di nazionalità francese. Tuttavia, le autorità di Parigi non hanno ancora stabilito che legame ci sia tra lui ed Essid. Quest’ultimo era partito per la Siria con la moglie e i figli e anche la sorella, Souad, si trova in Siria con alcuni dei suoi figli.

Is distrugge tempio Sufi in Libia. L’Is si macchia di un altro delitto contro il patrimonio culturale: alcune immagini, rilanciate dal Daily Mail, mostrano i miliziani mentre distruggono un tempio Sufi in Libia a colpi di martello. In altre viene utilizzato un bulldozer. Le foto sono state pubblicate dal ramo di Tripoli dell’Is. Non è chiaro a quando risalga la distruzione del tempio. I siti Sufi, in particolare le tombe dei santi, sono già state obiettivo in passato di attacchi da parte di fazioni ultraconservatrici libiche. Nei giorni scorsi, dopo la distruzione di alcune statue nel musei di Mosul e nel sito di Hatra, si è diffuso il timore che i jihadisti possano profanare i siti archeologici libici, in particolare quelli greco-romani.
Antiterrorismo, 65 ‘foreign fighters’ legati all’Italia. “Sono 65 i foreign fighters” legati all’Italia. A rendere nota l’ultima stima è Mario Papa, direttore della polizia di prevenzione e presidente del Comitato di analisi strategica antiterrorismo, in audizione davanti al Comitato parlamentare Schengen. “Ne abbiamo censiti 5 in più rispetto all’ultima volta” ha ricordato Papa, sottolineando come si tratti di “numeri sempre bassi rispetto ai 1.500 della Francia, agli 800-1000 della Gran Bretagna, ai 650 della Germania, ai 400 dei Paesi bassi e ai 400 del Belgio”. Ma al di là della loro consistenza, quello che preoccupa “è la possibilità che i ‘combattenti’ rientrino nel Paese di origine o in altri Paesi dell’area Schengen, Italia compresa, per essere liberi di muoversi”. Ma ha aggiunto Papa, “è possibile dire che Is comincia a mostrare delle crepe”. “Nel momento in cui dovesse fermarsi l’espansione dello Stato islamico – ha spiegato Papa – parte di quelli saltati sul carro del vincitore e le stesse popolazioni locali cercherebbero protezioni diverse. Non sto pronosticando una sconfitta a breve ma cominciano ad arrivare notizie riscontrate di sconfitte limitate”.

Pentagono, li sconfiggeremo. “Infliggeremo all’Is una sconfitta definitiva” ha assicurato il numero uno del Pentagono, Ashton Carter, nel corso di un’audizione al Senato americano che sta esaminando la richiesta del presidente Barack Obama di autorizzare l’uso della forza contro lo Stato islamico. All’audizione partecipano anche il segretario di stato John Kerry e il capo delle forze armate Martin Dempsey, anche lui ottimista sulla liberazione di Tikrit, come aveva già dichiarato. Oggi due raid della colazione hanno colpito la Siria, 13 l’Iraq in un attacco combinato.

Sei impiccati a Nassiriya. Sei persone condannate a morte in base alla legge anti-terrorismo irachena sono state impiccate nel carcere di Nassiriya, nel Sud-Est del Paese. Lo ha reso noto oggi Abdul Rahman al Taie, membro del comitato per la sicurezza del Consiglio provinciale. “Il ministero della Giustizia ha eseguito le condanne di sei persone detenute a Nassiriya, tutte irachene, giudicate colpevoli di avere commesso atti di terrorismo compresi omicidi e rapimenti”, ha detto Al Taie. Lo scorso anno sono stati almeno una cinquantina i giustiziati in Iraq, la maggior parte condannati per reati di terrorismo. Nonostante le proteste e le richieste di una moratoria da parte dell’Onu, le autorità hanno più volte ribadito di volere procedere con le esecuzioni.

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