Sempre più diffusi nel mondo gli Organismi Geneticamente Modificati

pannochiaeogmA certificarlo è l’International service for the acquisition of agri-biotech applications (Isaa): nel 2014 sono stati 181 milioni gli ettari coltivati nel 2014, 6 in più rispetto all’anno precedente. Ventotto i Paesi coinvolti, 18 milioni gli agricoltori al lavoro

La diffusione di organismi geneticamente modificati nel mondo continua a crescere. A certificarlo è l’International service for the acquisition of agri-biotech applications (Isaa), organizzazione internazionale no-profit che ogni anno diffonde i numeri relativi alla loro presenza nel mondo. Sono stati 181 milioni gli ettari coltivati nel 2014: sei in più rispetto all’anno precedente. Ventotto i Paesi coinvolti, 18 milioni gli agricoltori al lavoro: dunque nonostante l’Europa abbia scelto di agire come Ponzio Pilato, la diffusione degli organismi geneticamente modificati nel mondo prosegue spedita.

Per gli esperti, d’altronde, non è una novità. I dati fanno registrare un trend in crescita dal 1996 a oggi: ovvero dal primo via libera alle coltivazioni. Oltre alle statistiche, comunque significative, dalla lettura del documento emergono alcune novità. Innanzitutto si fa riferimento alla coltivazione di altri due Ogm destinati al consumo umano. Si tratta di una melanzana che i contadini bengalesi sono riusciti produrre e commercializzare in meno di cento giorni dall’ok alla messa in coltura e della patata Innate, per cui il via libera è giunto soltanto negli Stati Uniti. Da non trascurare sono anche le recenti coltivazioni di altri due prodotti, non ancora però immessi sul mercato: si tratta di un mais tollerante alla siccità e di una erba medica a ridotto contenuto di lignina, per favorire una più alta resa e una migliore digeribilità.

Molta fiducia è riposta soprattutto sul nuovo cereale, piantato su cinquantamila ettari negli Usa nel 2013 e su oltre trecentomila nell’anno passato. Segno che i primi riscontri sono stati confortanti e hanno spinto molti altri contadini a puntare su questa produzione. Il dato, abbinato alle conclusioni incoraggianti tratte da una revisione di studi apparsa su Plos One, fa emergere i benefici – soprattutto in termini di aumento dei raccolti (+22%), dei profitti degli agricoltori (+68%) e riduzione dell’utilizzo di pesticidi (-37%) – ottenibili da alcune colture biotecnologiche. «Quella del mais rappresenta la scommessa più difficile: soltanto dai risultati riprodotti dopo diversi anni di sperimentazione si potrà capire se dovrà essere riconosciuta come un successo oppure no», argomenta Roberto Defez, direttore del laboratorio di biotecnologie microbiche dell’Istituto di bioscienze e biorisorse del Cnr di Napoli, da anni in prima linea per favorire l’ok alla ricerca in campo aperto anche in Italia e finalista del Premio Galileo con “Il caso Ogm – il dibattito sugli organismi geneticamente modificati” (Carocci Editore).

Nei 19 anni compresi tra il 1996 e il 2014, sono stati all’incirca trenta i Paesi che hanno piantato colture biotecnologiche: principalmente mais, soia e cotone, seguiti da barbabietola da zucchero, papaya, zucchine e pomodori. In cima alla lista degli Stati ci sono gli Stati Uniti (73,1 milioni di ettari), dove le biotecnologie risultano applicate a quasi il 90% delle colture. Seguono il Brasile (42,2 milioni), l’Argentina (24,3 milioni), il Canada e l’India (11,6 milioni) e la Cina (3,9 milioni). A sorprendere, in realtà, è l’ascesa di diversi Paesi in via di sviluppo: come il Sud Africa (2,7 milioni), la Bolivia (un milione), le Filippine (0,8 milioni), il Burkina Faso (0,5 milioni) e il Myanmar (0,3 milioni). Nell’anno appena concluso si è registrato l’ingresso nella lista anche del Bangladesh, con la messa a coltura della melanzana Ogm che presto finirà sulle tavole dei consumatori. Della graduatoria fa parte anche l’Europa, dove gli ettari coltivati sono però meno di centocinquantamila. Cinque gli Stati protagonisti: la Spagna copre oltre il 90%, seguita da Portogallo, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia.

Fuori dai giochi, invece, è l’Italia. L’ultimo stop è giunto il 23 gennaio scorso, con il rinnovo del decreto interministeriale – firmato dai ministri Beatrice Lorenzin (Salute), Gian Luca Galletti (Ambiente) e Maurizio Martina (Politiche Agricole) – che vieta la coltivazione del mais Mon810, l’unico autorizzato in Europa. No alla coltivazione e alla ricerca, sì all’importazione e all’utilizzo. La gran parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani è infatti prodotta da soia e mais Ogm importati da Usa, Canada e America Latina.

Comments are closed.

L’Eurogruppo sulla Grecia verso la fumata grigia. Tsipras chiama Draghi: non si faccia influenzare

L’Eurogruppo sulla Grecia verso la fumata grigia. Tsipras chiama Draghi: non si faccia influenzare

Bruxelles: la lista delle riforme di Atene non è completa. Via al piano di acquisto titoli della Bce: 60 miliardi di euro al mese per rilanciare il credito e aumentare i consumi

[leggi]

Crisi ucraina, via al vertice Nato in Galles

Crisi ucraina, via al vertice Nato in Galles

A Newport i membri dell’Alleanza pronti a fare i conti con le possibili conseguenze di un’escalation militare. La Russia dispone di 845mila soldati La Nato oggi si trova di fronte a un vertice cruciale per la crisi ucraina, di fronte …[leggi]

“Rimani in Russia”

“Rimani in Russia”

Dopo la condanna di Manning parla il padre di Snowden In una serie di iniziative mediatiche, il padre di Snowden si schiera in difesa del figlio Ed In un messaggio trasmesso dalla tv pubblica russa, Lonnie Snowden ha salutato il …[leggi]

Powered By AK Featured Post