admin/ Marzo 30, 2015/ Sport

motogp_qatar_rossiIl pesarese rimonta dal 10° posto alla fine del primo giro e precede le Ducati di Dovizioso e Iannone sul podio. Gara strepitosa, 4° Lorenzo, 5° Marquez
Tre italiani monopolizzano il podio del GP del Qatar, prima gara del mondiale 2015. Stravince Valentino Rossi con una rimonta straordinaria e precede sul podio le Ducati di Dovizioso e Iannone. Un tris tricolore che suggella la grande giornata dell’Italia da corsa, iniziata con il successo della Ferrari di Vettel in Malesia. Una tripletta così non si poteva immaginare, mancava da 9 anni, dal GP del Giappone 2006 con Capirossi, Rossi, Melandri.

CAMPIONE INFINITO — Lui, Rossi, c’era allora, c’è sempre, e c’è da augurarsi che si sia ancora. Per molto tempo. 36 anni e non sentirli. Successo straordinario del pesarese, frutto di una risalita da urlo e duelli al cardiopalma. Un prestigiatore. Successo numero 109 in carriera sotto i riflettori di Losail: è rimasto dietro le quinte per tutto il week end, poi in gara ha trovato la zampata giusta, figlia della invocata, e trovata, svolta di assetto nel warm up. Rossi è un califfo che ha usato la sua Yamaha come una scimitarra: ha affettato il gruppo risalendo dal 10° posto alla fine del primo giro, si è trovato a battagliare con i primi, e ha fatto valere la forze della sua esperienza e determinazione nel corpo a corpo. Fenomenale. Non ci sono più parole per definire un campione senza età, che riesce a fare la differenza, recuperando da situazioni che ai più appaiono impossibili.
DUCATI IN PALLA — La Ducati è stata una degnissima avversaria: battuta, ma non vinta. Né ridimensionata. I tempi nei test non sono stati dei bagliori, e la pole di Dovizioso non è stato un abbaglio: il rendimento è elevato e la moto è nata sana. All’esame della gara – inedito per tutti sul banco di prova di Losail – la GP15 è stata promossa, anche se i voti migliori sono andati al primo della classe: Rossi. E non ce ne voglia Marc Marquez, il presente e il futuro della top class: un avvio infelice – una spallata con digressione nell’erba alla prima curva – lo ha costretto a risalire dal fondo dello schieramento, ma non è riuscito ad andare oltre il 5° posto. Lo ha fatto con classe e temperamento. Quelli che però, il “vecchietto” della MotoGP sa ancora dispensare, e insegnare a tutti, a dispetto della carta d’identità.
GLI ALTRI — Lorenzo è stato in lotta a lungo, poi ha ceduto negli ultimi tre giri, senza riuscire ad applicare la sua tattica preferita: partire forte e andarsene. Le Ducati non glielo hanno consentito: la GP15 ha lottato per il successo, guadagnando sul dritto e pagando in staccata. Dovizioso ha combattuto alla pari con Valentino, Iannone ha colto il primo podio in carriera e la pecca dell’anno scorso, il deterioramento delle gomme nella seconda parte di gara, non si è visto. Il gradino più alto del podio arriverà: è solo questione di tempo. Dall’Igna, il papà della Desmosedici della rinascita non alimenti rimpianti, ma si compiaccia del lavoro fatto. La Honda deve fare mea culpa: al di là delle amnesie al via, non è stata mai in lotta: il 5° di Marquez e il 6° di Pedrosa sono la fotocopia della deludente gara delle Hrc. SINDROME PEDROSA — Per Dani Pedrosa nel dopo gara una grana in più, che forse giustifica la sua gara: si ferma a tempo indeterminato per un problema di sindrome compartimentale al braccio destro.
LA FRECCIA TRICOLORE — Così gli altri italiani: 12° Petrucci, 20° il sanmarinese De Angelis, davanti a Melandri con l’Aprilia, che ha fatto un po’ di km, utili per il suo sviluppo. Ma le luci, dei riflettori e flash sono tutti per lui: Rossi. Il solista delle Frecce tricolori italiane.

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