Rossi stritola pure Marquez: saprà reagire o crollerà come gli altri?

b2d1b74165a2809f975631c5a890c55f_169_lDopo Biaggi, Gibernau, Stoner e Lorenzo, anche Marc deve inchinarsi nel corpo a corpo contro Rossi. Lo spagnolo della Honda ora è chiamato alla prova più dura: riuscire non essere sgretolato mentalmente come è successo ai precedenti ‘nemici’ del pesarese
Il Rio Hondo ha fatto scorrere molta adrenalina nel GP di Argentina e lasciato segni importanti. Immediati, in classifica; e a medio termine, nella psiche dei protagonisti. Rossi ha regalato un altro prodigio e si è messo nelle condizioni migliori per puntare al decimo titolo: in fuga e con una convinzione feroce, legittimamente supportata da mezzi che ne possono assecondare le mire iridate. Marquez, invece, a inseguire – è 5° e già a 30 punti da lui dopo sole tre gare -, battuto in pista e sconfitto nella battaglia ravvicinata – con caduta fatale -, ma non ancora vinto: ha una moto superiore e tempo per risalire, ma deve cancellare dalla testa le scorie dei due errori nei primi tre GP che lo pongono nell’inedita posizione di cacciatore, non più di lepre. Suo primo esame serio nella specializzazione post doppia laurea iridata.

MARC, FAIR PLAY, MA… — A parole, Marquez ha fatto esercizio di fair play verso il suo idolo d’infanzia, parlando di “immagini che fanno vedere quanto successo”, “cose che capitano”, “un’altra lezione di Rossi, da cui c’e sempre da imparare qualcosa”, ma ha fatto come Fonzie in Happy Days, non è riuscito ad ammettere lo sbaglio: resistere oltremisura in condizioni di inferiorità tecnica, le gomme ridotte alle tele, contro un Valentino che andava il doppio. Ha evitato la polemica, misurato le parole, ma non ha detto – come fece a Misano quando si stese per star dietro a Rossi – “È stato un mio errore”. Quindi in quel contatto al penultimo giro per lui deve esserci stato quantomeno un concorso di colpa. Come in un incidente stradale. Ma l’ideale modulo della constatazione amichevole di incidente non sarà compilato.
DUE CAPIBRANCO — Rossi si è detto dispiaciuto per Marc, ma gli ha attribuito le colpe di quell’incrocio di linee: “Mi ha toccato una prima volta, poi una seconda, mi pare abbia sbagliato lui”. L’assenza di polemica, però, non significa mancanza di attrito. Sono le prime schermaglie vere fra due campionissimi che hanno sempre palesato stima e simpatia reciproche, ma che ora sono chiamati a un duro duello. Sono due capibranco che non mollano: il vecchio leone, Valentino, 36 anni, ruggisce ancora forte e ha sulla sua pelle i segni di tante lotte; il giovane, Marc, 22 anni, ha la vigoria dell’età e l’ambizione del predestinato, ma ha forse ancora qualcosa da imparare. In Argentina i primi graffi; da Jerez potrebbero diventare ferite.
MARC, QUANTI ERRORI — Marquez, al momento, ha tutto da perdere e deve ritrovare lucidità. Negli ultimi nove GP ha commesso 5 errori (scivolate a Misano, Aragon, Phillip Island l’anno scorso, a mondiale in ghiaccio; lungo in Qatar e caduta in Argentina in questo) e deve affrontare un rivale più duro dei Pedrosa e Lorenzo, per ragioni diverse a mezzo servizio, o della vecchia Ducati. Per giunta da inseguitore e sotto pressione. Condizione che lo espone agli errori. Valentino lo aveva detto a inizio stagione (“Si deve mettere pressione a Marquez per vedere che combina”) e il suo piano sta riuscendo alla perfezione. Adesso sta a Marquez reagire. Con freddezza e senza affanno. Ha talento e mezzi tecnici, ma deve ora mostrare anche la caratura per piegare Rossi dove è imbattibile: la testa. In tanti lo hanno sfidato a duello, e ne sono usciti con lividi sul corpo e ferite nell’animo. Decisive per le loro sorti. Marc deve evitare di allungare la lista. Vediamola.
ROSSI: I RIVALI (AB)BATTUTI — Gibernau, amicone di Rossi, fu preso a spallate nel 2005 e spedito a fare sabbiature nell’ultima curva di Jerez. Gelo sul podio, fine di un rapporto. Era il primo GP della stagione. Valentino la chiuse da iridato, lo spagnolo con un disastroso 7° posto. Biaggi non è mai stato amico di Rossi. Anzi. Non si sono mai sopportati. Un dito medio a Suzuka 2001, lo schiaffo di Welkom 2004, alla prima gara del pesarese con l’asfittica Yamaha, e pure Max si accomoda. Passiamo a Stoner, che domina nel 2007, ma subisce nel 2008: battaglia equilibrata fino a Laguna Seca. Poi il Cavatappi fa la storia e cambia quella della stagione: Rossi re e Casey in confusione totale. Tocca a Lorenzo, che Rossi teme. Fa alzare un muro in Yamaha, le prende e le dà, ma gli impartisce pure la ‘lectio magistralis’ del Montmelò 2009, all’ultima curva. Dove sembrava impossibile. Per tacere dell’attuale confronto fra lui e Jorge. Impietoso. Adesso la sportellata a Marquez. Un’altra lezione. Difficilmente finirà in rissa, ma difficilmente rivedremo gli stessi sorrisi a uso delle telecamere. Per il giovane leone è il momento di far vedere di che razza è. Nelle terre del motomondiale c’è spazio per un solo capobranco.

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