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Obama: pronti a trattare con i Talebani

Obama“Gli usa non stanno vincendo la guerra in Afghanistan. Lì la situazione è difficile” Il presidente Usa: copiamo la strategia irachena, dialogo con i piùmoderati per sconfiggere gli estremisti
Gli Stati Uniti non stanno vincendo al guerra in Afghanistan e proprio per questo, per non restarvici impantanati, potrebbero puntare ad una strategia di negoziato con la parte meno intransigente del movimento talebano. Una strategia, questa, che si richiama a quella già sperimentata in Iraq, dove è stato aperto un canale di collaborazione con i sunniti. Ad annunciarla è stato lo stesso presidente americano, Barack Obama, in un’intervista al New York Timesrilasciata durante un trasferimento aereo a bordo dell’Air Force One, la Casa Bianca volante.

“MA IN AFGHANISTAN E’ PEGGIO” – Obama ha ricordato quanto fatto in Iraq e sottolinea come “in Afghanistan e nelle zone pachistane vi possano essere opportunità analoghe”. “Se chiedete al generale Petraeus (il comandante in capo delle truppe americane in Iraq, ndr) – ha detto Obama – spiegherebbe che una parte del successo conseguito in Iraq deriva dall’aver teso la mano a persone che considereremmo degli estremisti ma che erano disposte a collaborare con noi perché ostili alle tattiche di Al Qaeda”. Il capo della Casa Bianca ha però ammesso che l’applicazione in Afghanistan della tattica irachena potrebbe non essere coronata dal medesimo successo: “La situazione in Afghanistan è, se possibile, ancora piùcomplessa – ha sottolineato -: si tratta di una regione con minore struttura di governo con una storia di indipendenza dei clan. Clan numerosi e che a volte agiscono uno contro l’altro. Trovare il modo di riuscire sarà molto piùdifficile”. Il compito piùgravoso per le autorità militari appare in effetti identificare quali gruppi talebani possano essere sensibili ad una campagna di riconciliazione, senza contare che la stessa amministrazione Usa ha criticato il governo pachistano per la sua vicinanza alle milizie che agiscono nella valle di Swat, dove è stata imposta la sharia, la legge islamica piùrigorosa.

TERRORISTI ALL’ESTERO – Obama ha infine lasciato la porta aperta ad operazioni di arresto di presunti terroristi all’estero, con o senza la cooperazione del Paese su cui sui trovino: “Potrebbero esservi delle situazioni – e sottolineo potrebbero, perché non abbiamo ancora preso alcuna decisione in merito – nelle quali potremmo trovarci ad esempio con un noto membro di Al Qaida che non esce spesso dalla clandestinità in un Paese con il quale non esiste estradizione o che non sarebbe disposto a processarlo. Dobbiamo ancora decidere come gestire uno scenario di questo tipo”.

GLI USA E L’ISLAM – Nel frattempo il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha reso noto da Ankara che proprio il presidente Obama visiterà la Turchia in aprile e potrebbe essere quella l’occasione per mantenere la promesssa fatta in campagna elettorale di pronunciare entro i primi cento giorni alla Casa Bianca un importante discorso di politica estera da una città del mondo islamico, con l’obiettivo di cambiare le relazioni tra gli Stati Uniti e i Paesi musulmani dopo le tensioni accumulatesi negli otto anni di presidenza Bush. In una conferenza stampa con il ministro degli esteri Ali Babacan, la Clinton ha detto che “non è stata ancora fissata una data precisa, per determinare la quale sono in corso consulazioni con il governo turco”.

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