«Questo Pd è la polizza-vita del premier. Ma al congresso vi farò una sorpresa»

grillo_168Grillo: che fastidio sentirmi definire ostile. Se non mi volete non mi iscrivo più. Il comico respinto dal Pd: «Ho votato Di Pietro: è sempre stato con noi condividendo i nostri obiettivi» di Gian Antonio Stella
«Se io fossi stato al posto loro…». Se fosse stato al posto loro? «Avrei detto: caro Grillo, lascia perdere, non possiamo tesserarti perché sono anni che ci prendi per il culo. Però se vieni al congresso sei un ospite gradito. Vieni e ci dici la tua. Sarebbe stata una risposta politica. Avrebbero fatto bella figura. Ma tirare in ballo il paragrafo tre dell’articolo nove! Quella non è una risposta politica: è burocrazia. Allora la politica non serve a niente. Basta un apparato con dei regolamenti. Boh…». Fallito l’assalto alla segreteria del Pd, Beppe Grillo affonda con appetito la forchetta in un piatto di gnocchetti sardi alla bottarga: «Perché ci ho provato? Perché mi fa rabbia vederli così…». «Glielo dico io perché», irrompe ridendo la moglie: «Beppe era in spiaggia, si annoiava, pensava e ripensava. Era una domenica. A un certo punto fa: quasi quasi mi candido a segretario dei democratici… Così è andata». Lui ride, e torna ad affondare la forchetta con l’allegria impiegata ad affondare il coltello nelle piaghe del Partito democratico.
Ma alle elezioni per chi ha votato?
«Domanda imbarazzante. Io sono un non votista. Vorrei che resettassimo un po’ la nostra mente. Cos’è la destra, cos’è la sinistra? Parole. Cambiamole, queste parole».
L’ha votato mai, il Pd?
«Mai. Ma il punto non è questo. Di questa sceneggiata la cosa che mi ha dato più fastidio è sentire che io sarei a capo di un movimento ostile. “Ostile” è una brutta parola. Io non sono per niente “ostile” al Pd».
Il «Giornale» dice che ha lanciato addirittura un’Opa ostile per conto di Di Pietro.
«Io? Per conto di Tonino? Ma dai… Per dire che uno è ostile devi vedere il suo programma. Il mio programma qual è? L’acqua pubblica, le energie rinnovabili, la mobilità, il Wi-Fi gratuito, la raccolta differenziata… Questa, per loro, è l’ostilità. Perché il loro programma sono le discariche, il cemento, l’acqua privatizzata, gli inceneritori che fanno venire il cancro…».
Tornando alla candidatura…
«È nato tutto nel gennaio 2005, col mio blog. Adesso siamo tra i primi al mondo ma all’inizio non sapevo neanche che cosa fosse. Scrivevo una roba, cercavo di far parlare su questo argomento della gente… Ho cominciato a capire. La Rete è la grande trasformazione di questo secolo».
Eppure aveva cominciato spaccando il computer…
«E continuo a spaccarne. Ma perché mi fa rabbia quando non funzionano. I virus, i problemi… Non perché io sia un luddista. La Rete è fantastica. Sullo stesso argomento economico puoi far parlare un Nobel come Stiglitz e un operaio dell’Italsider. Da lì siamo partiti. Poi abbiamo deciso di calare le idee nel concreto. Renderle fisiche. Per attuare sul territorio le cose teorizzate sul blog. Parliamo di 560 gruppi. Circa 90mila ragazzi… Siamo in Australia, America, Giappone… Da lì è nato il V-Day. Voi dei giornali non ve siete neanche accorti».
Questa poi! Era su tutte le prime pagine…
«”Io” sono finito su tutte le prime pagine. E dopo, non prima: “dopo”. Solo io e non il milione e mezzo di persone nelle piazze che hanno raccolto 350.000 firme per le nostre proposte di legge popolare: via i parlamentari condannati, non più di due legislature, voto di preferenza come base della democrazia. È stata la più grossa manifestazione degli ultimi trent’anni. E la sinistra, che cosa ha fatto?»
Vi ha dato dei qualunquisti.
«Esatto. Qualunquisti. Populisti. Demagoghi… Io non ho mica capito. Perché invece non ci ha abbracciato? Cosa c’era di sbagliato nelle nostre idee contro i pregiudicati, per una politica più pulita, per le preferenze, per una legge sul conflitto di interessi, per una riforma delle regole finanziarie? Un partito sveglio avrebbe dovuto capire. Purtroppo c’era Veltroni… Topo Gigio… Di politica non c’è più niente là dentro. Io ho cercato di riempire il nulla con un programma».
Cacciari dice che lei voleva solo sputtanare il Pd.
«Come fai a sputtanare una cosa che non esiste? Torniamo all'”ostile”: come potrei essere ostile agli elettori del Pd? Il mio obiettivo era semplice: andare al congresso e parlare. Esporre il nostro programma. Dire: “Venite fuori, trentenni con le palle. Mandate via tutti quelli che non hanno più niente da dire”». E adesso? «Andiamo avanti. Facciamo le nostre primarie online invece che con la carta e la matita. Andiamo avanti con le nostre liste “cinque stelle”. Dove i nostri sono entrati, prendendo dal 3 al 10%, hanno cambiato il modo di fare politica. Immagini solo cosa vuol dire trasmettere in diretta sul Web un consiglio comunale dove i cittadini vedono cosa dice Tizio, cosa vuole Caio… Questo è il controllo democratico. Se hai delle idee buone, sensate, a bassi costi, sono costretti a seguirti. Loro non hanno idee. Destra, sinistra… Non hanno più idee. Ma dicevo: io sono ostile a sei, sette, dieci persone».
Cioè?
«I soliti. D’Alema, Rutelli, Latorre, Fassino… I soliti che vediamo da anni. E che sono un tappo che frena le energie. Ci sono milioni di elettori nel Pd che condividono le nostre battaglie. Mi hanno votato in 270.000, sul Web».
Eppure anche la Serracchiani…
«All’inizio diceva d’essere d’accordo, poi deve aver avuto una telefonatina. Cosa vuole, è una suora in un bordello».
Non ha messo nell’elenco Bersani e Franceschini.
«Ma sì, anche loro… Come fai a votare Franceschini? Cosa vuole Franceschini? Qual è il programma di Franceschini? Non ce l’hanno, un programma. Io sono un comico ma un programma che l’ho. Degli obiettivi ce li ho».
Ma se lei voleva distruggere i partiti, perché tentare la scalata a una segreteria? Non è un’incoerenza?
«I partiti si sono distrutti da soli. Mica li ho distrutti io. Non hanno più senso. Nella democrazia della Rete, la democrazia dal basso, il partito non rappresenta più nessuno».
Anche Gheddafi dice che non è questa la democrazia, che è inutile eleggere un Parlamento…
«Lui è un despota. Dice che la democrazia non esiste: “La democrazia sono io”. Io non dico questo. Dico che la democrazia rappresentativa è finita ed è cominciata la democrazia partecipativa. In Svizzera fanno dei referendum su ogni cosa, decidono i cittadini ed è fatta».
Sta teorizzando il rapporto diretto tra il leader e il popolo attraverso la rete senza l’ingombro del Parlamento? Un rischio mortale…
«No, no. Sulla Rete non puoi imbrogliare. Se non hai credibilità e reputazione ti massacrano. Ci vogliono le palle per reggere, in Rete. Parlo anche per me. Per questo Berlusconi non si sogna di affacciarsi online. Ci ha provato Clemente Mastella, a fare un blog contro di me. Ne è uscito con le ossa rotte. Lo hanno subito clonato con un blog quasi identico ma irresistibile: “Demente Mastella”. Poveraccio…».
Fatto sta che questo rapporto diretto online tra il leader e il popolo…
«Cerchi di capirmi, Obama cosa fa? Prima di fare una legge la mette online per sentire cosa ne pensano i cittadini».
E sarebbe questa la nuova democrazia?
«Democrazia… Libertà… Parole. Sbandierate spesso da chi non ci crede più. Probabilmente la democrazia come la conosciamo è finita. Ci sarà qualche altra forma. Quando hanno messo in onda Annozero su YouTube la gente interveniva in diretta. Non puoi raccontare balle, online».
Oddio, magari ne puoi raccontare ancora di più…
«Ma vieni subito smascherato. Sta cambiando il mondo. E loro (loro) non l’hanno capito. Fanno ancora le primarie coi foglietti di carta. Fondano le televisioni coi soldi pubblici e non sanno cosa farne. Sono vecchi. Come è vecchio lo psico-nano».
Cioè Berlusconi?
«Murdoch, che è molto più bravo e ha dei figli più svegli, sta già investendo sulla rete. Compra “MySpace”. Ha capito. Lo psico-nano insiste invece col digitale terrestre. Roba già morta prima ancora di essere diffusa. È come il Pd, il digitale terrestre. Ma lei ha visto cos’è successo alle Europee? Abbiamo eletto Sonia Alfano con 160.000 voti senza neanche un’apparizione televisiva. Fatto trionfare De Magistris. Raddoppiato i voti a Di Pietro…».
Perché dice «noi»?
«Perché Sonia Alfano appartiene un po’ ai “grillini”. Anche De Magistris ha ringraziato la Rete… Anche Di Pietro, quando con un po’ di sforzo ha capito…».
E allora perché lei non ha investito sull’Italia dei valori, invece che sul Pd?
«Il partito di Di Pietro insiste sulla figura di Di Pietro…».
Insomma: lei ha votato lui?
«Sì. È sempre stato con noi, fin dalla nostra nascita, condividendo i nostri obiettivi».
Allora perché il Pd?
«È il secondo partito del Paese. Ma è guidato da fossili che non danno risposte su niente. Vogliono l’acqua pubblica o quella privatizzata? La raccolta differenziata o gli inceneritori? Il nucleare o l’energia rinnovabile? Rispondano. Io mi rivolgo ai giovani che sono dentro il Pd. Sono loro che devono impossessarsi del partito. Sono stato alla fiera di Verona del “solare”, la più grande d’Europa dopo Monaco. Fantastica. Non c’era un politico. Erano tutti a inaugurare l’inceneritore di Acerra. Roba vecchia».
Fatto sta che la tessera non gliela danno. «Eh già…». Quindi non si iscrive più. «Non posso andare dove non mi vogliono. Prendo atto che per loro io sono un movimento ostile. Il fatto è che questi qui, quando tornano a casa, si tolgono i baffi, si tolgono i capelli e sono uguali a Berlusconi».
È quello che dicono i democratici: cosa viene a fare con noi se pensa che siamo tutti uguali?
«Allora lo ripeto: non ho detto che gli elettori del Pd e del Pdl sono uguali. Ho detto che sono uguali i dirigenti, la parte sinistrorsa del comitato d’affari nazionale. Io ce l’ho con quei dieci che guidano il partito, che le hanno perse tutte e sono la polizza-vita di Berlusconi. Il quale, finché ci sono loro, sta tranquillissimo. Io voglio non rinnovare più quella polizza. Sarebbe già morto, politicamente, con un’opposizione diversa. A partire da tutti gli errori di Veltroni. Un uomo solo aggettivi e sostantivi». Con Bersani sembra meno duro…
«Ma per carità… Ha fatto il ministro del tutto. Le farmacie… I tassisti… Basta. Non volete me? Benissimo. Ma pigliatevi dei giovani. Gio-va-ni. Basta con questa gente laureata trent’anni fa. Obama ha 46 anni e si circonda di ragazzi… Ci sono consiglieri delle banche online che hanno 15 anni! Quindici! Questi qui non hanno la sinapsi».
Prego?
«Sono lenti! Lenti! Lenti! Se non si libera di gente così, il Pd è morto. Pace. Noi andiamo avanti. Continueremo a presentare liste… A organizzare il terzo V-day per il 4 ottobre… A chiederci come fanno quelli del Pd a non capire».
Andrà lo stesso congresso?
«Ma no… Come fai ad andare dove non ti vogliono? Mi inserirò in contemporanea, online, mentre sta parlando Bersani…». Come un hacker? «Come un ologramma. Mah… Poveretti… Vorrei tanto consolarli. Offrire loro la mia spalla. Come si fa coi vecchi che non ci si raccapezzano più. Spiegargli con gentilezza: dai, non fare così, vieni via… È finita. Andiamo a casa…».

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