admin/ Luglio 16, 2009/ Cronaca/ 0 comments

sacconi01gDal 2015 le finestre d’uscita slittano di 3 mesi. Statali: riforma per le donne
di ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
Alla fine è il decreto anti-crisi il «veicolo» parlamentare scelto dal governo per varare l’aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici pubbliche. Non è una sorpresa il contenuto della riforma – pronta da mesi, e imposta dalla Corte di Giustizia Ue e dalla minacciata procedura di infrazione ai danni dell’Italia – ma lo è il fatto che sia stata inserita in un decreto legge.

Dal 2010 l’età per la pensione delle dipendenti pubbliche aumenterà subito a 61 anni. Il secondo scatto a quota 62 anni ci sarà il primo gennaio 2012, fino ad arrivare nel 2018 alla parità con gli uomini e a un generale pensionamento a 65 anni. I risparmi – dice l’emendamento predisposto dal governo – verranno destinati al finanziamento del welfare per gli anziani non autosufficienti.

E c’è un’altra, significativa, sorpresa in materia di pensioni: dopo averlo annunciato in mattinata in un’audizione parlamentare, nel pomeriggio il ministro del Lavoro Sacconi ha inserito sempre nel decreto legge anti-crisi una norma che di fatto sposterà in avanti di tre mesi il 1 gennaio del 2015 la «finestra» per poter andare in pensione. La «finestra mobile», dice Sacconi, serve per adeguare i requisiti di età anagrafica per l’accesso delle pensioni all’incremento della speranza di vita calcolato dall’Istat. In pratica, ogni cinque anni, a partire dal 2015, l’Istat calcolerà se c’è stato un aumento della speranza di vita degli italiani nel quinquennio precedente.

Come ovvio, pagare una pensione anche invariata per più tempo a un anziano significa aumentare la spesa complessiva. La legge Dini sulle pensioni prevedeva un ricalcolo dei cosiddetti «coefficienti» per tener conto di questo aumento della vita media dei pensionati, cosa che il governo ancora non ha realizzato. Per adesso si sposterà in avanti ogni cinque anni il momento in cui si può chiedere di andare in pensione.

Il primo spostamento della finestra sarà di tre mesi, e ci sarà nel 2015. Per i coefficienti, si vedrà. Il ministro Sacconi dice che con questi correttivi «la sostenibilità del sistema previdenziale italiano risulterebbe la migliore o tra le migliori di Europa». Anche senza meccanismi «volontari», poco efficaci e accettabili, o «forti penalizzazioni che non sarebbero accettabili». Dall’opposizione, Cesare Damiano del Pd definisce però «inammissibile» il ricorso allo strumento dell’emendamento, visto che «nessun colpo di mano è accettabile su un tema delicato che va affrontato in una logica di riforma complessiva e condivisa».

Qualche perplessità c’è anche nel centrodestra, chissà quanto reale, alla prova dei fatti: la deputata Barbara Saltamartini auspica l’avvio «di un confronto più ampio in Parlamento», così come «cautela» invoca Gabriella Giammanco. Anche tra i sindacati – che oggi saranno ricevuti a Palazzo Chigi per discutere di pensioni – c’è un po’ di agitazione: Renata Polverini, dell’Ugl, chiede di distinguere «tra le lavoratrici e le madri lavoratrici». Anche la Uil chiede correzioni,e il cislino Raffaele Bonanni insiste sul principio della volontarietà.

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