admin/ Ottobre 10, 2009/ Cronaca/ 0 comments

dagostinoIl pg giunto alla terza udienza ha parlato dei rapporti tra i boss di Cosa Nostra e l’attuale senatore del Pdl. Il giovane calciatore (aveva meno di 14 anni), secondo le aspettative del padre, Giuseppe, vicino alla cosca di Brancaccio e poi diventato collaboratore di giustizia, avrebbe dovuto fare un provino nel Milan, poi sfumato
L’affare sfumato del passaggio al Milan di un ragazzino di talento, Gaetano D’Agostino, è stato uno dei punti al centro della requisitoria tenuta oggi nel processo Dell’Utri, in corso davanti alla seconda sezione della Corte d’appello di Palermo, presieduta da Claudio Dall’Acqua.

Il pg Antonino Gatto, giunto alla terza udienza dedicata al suo intervento conclusivo, ha parlato dei rapporti tra i boss di Cosa Nostra e l’attuale senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato a nove anni in primo grado.

D’Agostino, classe 1982, secondo le aspettative del padre, Giuseppe, vicino alla cosca di Brancaccio e poi diventato collaboratore di giustizia, avrebbe dovuto fare un provino nel Milan e – grazie alla raccomandazione dei boss Filippo e Giuseppe Graviano a Dell’Utri – essere reclutato nella squadra rossonera.

D’Agostino era veramente un giovanissimo di talento – e la sua carriera l’ha confermato – ma la società di via Turati non lo tesserò, nonostante le raccomandazioni, perchè aveva meno di 14 anni e la famiglia non era disposta a trasferirsi a Milano.

Il pg Gatto ha ricordato che il padre di D’Agostino aveva inizialmente depistato le indagini, negando che la trattativa fosse stata fatta nel ‘94 (quando i Graviano erano a Milano, dove furono arrestati alla fine di gennaio) e sostenendo che risalisse al ‘92, quando il figlio aveva appena dieci anni. Nel ‘94 D’Agostino padre fu arrestato per droga e negò di essere nel capoluogo lombardo per il provino.

“Tutti dovevano coprire Dell’Utri – ha detto il pg Gatto -. Tanino Cinà avvertì un mafioso di Brancaccio, Cesare Lupo, e gli raccomandò di non fare mai il nome dell’imputato, in relazione a questa o ad altre vicende”.

Il provino è stato collocato unanimemente dai dirigenti del Milan, sentiti come testi, nel ‘94. Secondo l’accusa l’affare sarebbe sfumato in realtà non per motivi tecnici, ma perchè i Graviano furono arrestati. D’Agostino ha giocato nel Bari, nel Messina, nell’Udinese e mai nel Milan.

Il pg Gatto è passato poi a trattare le vicende dell’attentato alla Standa di Catania, distrutta da un incendio di avvertimento, nel 1990: a seguito di questo fatto, secondo l’accusa, Dell’Utri, come mediatore tra il gruppo Fininvest e Cosa Nostra, si accordò per il pagamento del pizzo.

Dell’Utri non è presente in aula: doveva essere sentito stamattina come imputato di reato connesso nel processo Hiram, sui presunti aggiustamenti dei processi in Cassazione. Ma attraverso uno dei suoi difensori, l’avvocato Giuseppe Di Peri, ha fatto sapere ai giudici della terza sezione del Tribunale, presieduta da Raimondo Loforti, di non voler rispondere.

Share this Post

Leave a Comment