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23-04-2010 Ritorna l'archivio dei fatti sensibili

9
September , 2010
Thursday

US-CHINA-TIBET-DALAI LAMAIL MINISTRO DEGLI ESTERI CINESE: «FORTEMENTE INSODDISFATTI» DELL’INCONTRO
Il leader spirituale non è stato accolto nello Studio Ovale. Il presidente: «Dialogo diretto per risolvere le differenze»
WASHINGTON – È durato un’ora il colloquio tra il Dalai Lama e Barack Obama alla Casa Bianca. Una visita storica anche per la forte contrarietà più volte espressa dalla Cina. Non si è parlato di politica, ma di «pace, valori umani e armonia religiosa» e l’amministrazione ha puntato sulla riservatezza e sul carattere «privato» dell’evento, che non si è tenuto nello Studio Ovale ma nella meno simbolica Map Room e si è chiuso senza la stretta di mano di rito di fronte ai fotografi. Obama ha espresso «forte sostegno per la protezione della identità religiosa, culturale e linguistica del Tibet e per la protezione dei diritti umani per in tibetani in Cina» e ha incoraggiato Cina e Tibet «a impegnarsi in un dialogo diretto per risolvere le differenze». A sua volta il Dalai Lama ha espresso la sua ammirazione per gli Stati Uniti come «paladini della democrazia, della libertà e i valori umani». Obama e il Dalai Lama hanno però concordato sull’«importanza di un rapporto positivo e di cooperazione tra Stati Uniti e Cina».
NELLA MAP ROOM – Probabilmente per non urtare ulteriormente la sensibilità di Pechino, a cui Washington chiede sostegno per l’inasprimento della sanzioni nucleari all’Iran, il Dalai Lama non è stato accolto nello Studio Ovale dove solitamente Obama riceve i capi di Stato e di governo, a rimarcare che la visita ha avuto carattere più religioso che politico. Il colloquio si è dunque svolto nella Map Room, la sale delle Mappe, e non è stato aperto alla stampa e alle telecamere.

MENIFESTAZIONE – Davanti alla Casa Bianca, nel parco innevato di Lafayette Square, alcuni espatriati tibetani hanno organizzato una manifestazione per celebrare la storica occasione. Gli attivisti hanno cantato e sventolato bandiere americane e tibetane. «Come leader del mondo libero il presidente Obama è nella posizione migliore per dare il suo aiuto per mediare una soluzione negoziata che dia al popolo tibetano la libertà che sognano da così tanto tempo – ha detto Tenzin Dorjee, direttore del gruppo Studenti per il Tibet libero -. Ci auguriamo che l’incontro di oggi sia il segnale di un atteggiamento più duro da parte della amministrazione Obama sui diritti umani e sul Tibet nei confronti della Cina».

LA REAZIONE CINESE – Non si è fatta attendere tuttavia la reazione indignata di Pechino. Il ministro degli Esteri cinese si è infatti detto molto insoddisfatto dell’incontro tra Obama e il Dalai Lama.

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