Respingimenti, i pm chiamano alla sbarra Polizia e Guardia di Finanza
Il direttore della polizia per l’immigrazione Rodolfo Ronconi e il generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini saranno processati a Siracusa per il respingimento in Libia di 75 clandestini, fermati ad agosto al largo della Sicilia e riportati in Libia su un nave della finanza. La procura ha ottenuto il rinvio a giudizio per violenza privata.
L’accertamento giudiziario “dimostrerà che le azioni poste in essere sono state pienamente conformi alla legislazione nazionale ed internazionale”. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni non polemizza con i giudici, ma ribadisce piena solidarietà , con una telefonata, al
direttore della polizia per l’immigrazione Rodolfo Ronconi.
Ronconi e il generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini saranno processati a Siracusa per il respingimento in Libia di 75 clandestini, fermati ad agosto al largo della Sicilia e riportati in Libia su un nave della finanza. La procura ha ottenuto il rinvio a giudizio per violenza privata.
Secondo la Procura della Repubblica di Siracusa, che ha ottenuto dal Gip di Siracusa l’archiviazioni ai altri militari delle Fiamme gialle, i due imputati avrebbero tenuto una
“condotta violenta” nel “ricondurre in territorio libico, contro la loro palese volonta’ i 75 stranieri, non identificati, alcuni sicuramente minorenni”.
Il reato, secondo il procuratore capo Ugo Rossi, è stato commesso dopo che gli immigrati sono stati “fatti salire a bordo della nave della Guardia di finanza ‘Denaro’ che è territorio italiano”. Invece, si osserva dalla Procura di Siracusa, il comportamento nei confronti di 75 extracomunitari sarebbe stato “in aperto contrasto con le norme di diritto interno e di diritto internazionale recepite nel nostro ordinamento”. Tant’è che fu “impedito loro l’accesso effettivo alle procedure di tutela dei rifugiati e piu’ in generale di avvalersi dei diritti loro riconosciuti in materia di immigrazione”. La Procura sottolinea che “l’imputazione non concerne la cosiddetta ‘politica dei respingimenti’, e non attiene alla legittimità in sé degli accordi sottoscritti tra l’Italia e la Libia” ma “al mancato rispetto della normativa
italiana”.
Una tesi non condivisa dal capo della polizia, il prefetto Antonio Manganelli, che “esprime incondizionata fiducia nell’operato della magistratura”, ma sottolinea come ci sia
“l’assoluta convinzione” che l’azione degli uffici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza si è svolta “nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni
internazionali vigenti in materia”.








