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23-04-2010 Ritorna l'archivio dei fatti sensibili

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September , 2010
Tuesday

«Abbiamo bisogno di introdurre nell’ordinamento altre norme che tutelino l’accesso ai mezzi di informazione»
MILANO – « «Un grande paese democratico ha bisogno di un’informazione forte libera e autorevole e in un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente». Lo ha detto Gianfranco Fini, intervenendo alla presentazione della relazione annuale dell’Agcom. «Abbiamo ancora bisogno – ha aggiunto il presidente della Camera – di introdurre nell’ordinamento ulteriori norme che tutelino l’accesso ai mezzi di informazione». Nella sua relazione, anche il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ha parlato di libertà di stampa, affrontando uno dei temi più discussi in questi giorni, a tre giorni dalla giornata di mobilitazione indetta per il 9 luglio dalla Federazione nazionale della stampa contro il ddl intercettazioni. «La libertà d’informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione» ha detto Calabrò. Il «pluralismo dell’informazione», ha aggiunto, è «tra i principi fondanti dell’Unione europea» in base al trattato di Lisbona: «Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale in materia d’informazione, compresi quelli riguardanti le intercettazioni».

«LE PRESSIONI NON CI HANNO MAI INFLUENZATO» – Dopo la bufera dell’inchiesta della procura di Trani sulle presunte pressioni del premier Silvio Berlusconi per far chiudere Annozero di Michele Santoro e dopo le dimissioni del commissario Giancarlo Innocenzi, Calabrò ha approfittato della relazione annuale al Parlamento per ribadire con forza l’indipendenza dell’organismo di garanzia. «Nessuno degli atti istituzionali e delle decisioni collegiali adottati dall’Autorità ha risentito delle pressioni e insistenze che possono essere state esercitate, da qualsiasi parte» ha detto. Prima di lanciare l’allarme sulla Rete, a rischio collasso per effetto dei troppi smarthphone, Calabrò è poi tornato a chiedere nella sua relazione una nuova governance per la Rai. «La Rai – ha detto – non ha le risorse sufficienti per migliorare la rete trasmissiva, per investire nell’alta definizione e nella televisione su internet, svolgendo quel ruolo di pivot delle nuove tecnologie segnato nelle nostre linee guida. Si liberino quindi gli elementi imprenditoriali con un assetto diverso della governance, svincolato dai partiti, che valorizzi la capacità gestionale e decisionale; si chiarisca e si renda più trasparente ed accountable agli utenti il ruolo della tv pubblica». Inoltre la Rai, ha ricordato Calabrò, «deve acquisire effettivamente le risorse del canone, con un sistema di riscossione che riduca l’evasione, anche per migliorare la qualità; la soluzione c’è; basta volerla».

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