admin/ Aprile 8, 2011/ Cronaca estera/ 0 comments

DAMASCO – Violenti scontri a Daraa, la città del sud della Siria epicentro della protesta contro il regime di Bashar Al Assad. Secondo testimoni citati da Al Jazeera, 30 civili sono stati uccisi da agenti in borghese delle forze di sicurezza. Le fonti della tv panaraba hanno riferito che quelli che l’agenzia ufficiale Sana ha identificato come “uomini armati” sarebbero in realtà agenti in abiti civili che hanno sparato dal cavalcavia che collega la parte vecchia di Daraa al quartiere al Mahatta, dove si trova la stazione ferroviaria. La televisione di Stato ha dato notizia di 19 uomini delle forze dell’ordine uccisi e di 75 feriti.

La protesta contro Assad va avanti, non solo a Daraa. Manifestazioni si sono svolte anche nella città di Homs, nella regione centrale, il giorno dopo il siluramento del governatore da parte di Assad. Colpi d’arma da fuoco si sono uditi ad Harasta, un sobborgo di Damasco. I manifestanti hanno anche distrutto una statua di Basil al-Assad, fratello del presidente.

E ad Hama, una roccaforte dell’Islam sunnita radicale a nord della capitale, migliaia di manifestanti sono stati dispersi da forze di sicurezza e agenti in borghese. Nel febbraio del 1982 il centro storico della città fu quasi completamente raso al suolo e le sue moschee furono bombardate dall’aviazione e dall’artiglieria del regime, che riuscì così dopo sei anni di confronto armato a schiacciare la ribellione dei Fratelli musulmani. Le organizzazioni umanitarie internazionali denunciarono un conto delle vittime altissimo, circa 20.000 morti, ma la cifra non è mai stata confermata.

In questa fase convulsa torna ad avanzare le sue richieste autonomistiche la minoranza curda. Manifestanti curdi sono scesi in strada a Qamishli e Amuda, due cittadine al confine con Turchia e Iraq, nella ricca regione nord-orientale. Il presidente Assad aveva ieri concesso, dopo mezzo secolo, il diritto di nazionalità a decine di migliaia di curdi dell’area. Ma alcuni partiti curdi non riconosciuti dalle autorità hanno giudicato insufficiente la misura e hanno appoggiato la nuova mobilitazione anti-regime indetta per oggi in tutta la Siria.

Repressione anche in Yemen. Due persone sono state uccise e decine sono rimaste ferite a Taiz, a sud della capitale Sana’a, dove le forze dell’ordine sono intervenute aprendo il fuoco per disperdere una manifestazione antigovernativa. Secondo la ricostruzione fornita da un testimone, “le forze di sicurezza hanno voluto disperdere un raduno nei pressi della scuola Al-Shaab, e hanno sparato proiettili veri oltre ai gas lacrimogeni”. Taiz è uno dei centri più attivi della protesta contro il presidente Ali Abdullah Saleh.

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