La Dandini: «Contro di me solo falsità Ma torneremo in onda da un’altra parte»

«LORENZA LEI STA RIUSCENDO A FARE TUTTO QUELLO CHE MASI NON RIUSCIVA A FARE». La conduttrice: «Il divano rosso? Idea mia, e il titolo lo inventai col permesso di Almodovar». «Il mio programma venduto agli inserzionisti pubblicitari Rai».
«La falsità che mi ha dato più fastidio è quella che non ho fatto un programma usando risorse Rai. Io ho sempre fatto il mio programma con risorse interne Rai, che mi dispiace lasciare». Serena Dandini attacca il consiglio di amministrazione della tivù di Stato. La conduttrice tv – costretta dalla decisione del cda Rai a non poter riproporre su Rai 3 il suo programma – ribadisce che Parla con me è fatto «al 70% da maestranze Rai». E cita, costumisti, montatori, cameramen, tecnici vari, nome per nome. Sono in molti, tra loro,quelli presenti alla conferenza stampa convocata da Dandini e dai vertici della Fandango.

LA BARBIE SUL SOFA’ – La conduttrice di Parla con me scherza e ride, quando le viene fatto presente che a LA7 avrebbero già pronta una copia esatta del suo divano rosso: «Vedremo… comunque il divano è davvero la prova che il format di Parla con me (secondo la dg Lorenza Lei, un “proprietà della Rai”) l’ho inventato io. Poi l’ho regalato alla Rai». «All’epoca non ho pensato a registralo… Ma la prova che l’ho inventato io eccola qua», aggiunge chinandosi sulla sua borsa ed estraendo un divanetto di velluto rosso 10 per 25 centimetri, corredato con tanto di Barbie in tubino nero a rappresentare la stessa Dandini.

CONVINTI DI ANDARE IN ONDA – C’è amarezza da parte dello staff di Parla con me, per com’è finita la trattativa con la Rai «già in stallo da giugno, quando lanciammo un appello dalle colonne del Corriere della Sera». La direttrice generale Lorenza Lei «sembrava davvero volere il programma… eravamo convinti che alla fine avremmo chiuso – racconta Domenico Procacci, patron di Fandango – Ci chiese addirittura alcuni aggiustamenti al format e noi li facemmo». Quanto alla spesa, che chi contesta la trasmissione della Dandini sostiene fosse troppo alta, «avevamo già fatto una controproposta alla Rai che riduceva i costi del 5 per cento», gli fa eco il direttore editoriale di Fandango Andrea Salerno, un passato di successi professionali nella tivù pubblica. Per questo Dandini & C erano certi che, alla fine, la loro trasmissione sarebbe andata in onda su RaiTre.

BLOCCATI PER QUASI DUE MESI – Invece la dirigenza Rai li ha tenuti bloccati per quasi due mesi: «Ci dissero a inizio luglio che avremmo avuto una risposta in 48 ore», ricorda Salerno. «In questo momento potevo essere a fare il mio programma da qualche altra parte se non ci avessero falsamente rassicurato. Ho scritto al Corriere della Sera a giugno una lettera un po’ naif per chiedere se mi sarebbe stato possibile fare il programma, ci rispose la Lei, rassicurandoci, ma poi è finita come avete saputo».
Adesso c’è incertezza sui tempi: «E’ certo che andremo in onda – dice Dandini -. Avevo pensato di prendermi un anno sabbatico (dato che ho il mio libro da promuovere e ho appena iniziato a scrivere per il Corriere della Sera, ho una rubrica su Io Donna), ma per tigna adesso la trasmissione la faccio: rinuncio alla pausa».
POSSIBILE AZIONE LEGALE – Certo il gruppo titolare dei contratti per la conduttrice, gli autori, gli artisti ospiti, avrebbe potuto rivolgersi ad altre resti: «Richieste ne abbiamo molte, ma eravamo affezionati all’idea di garantire uno spazio a un certo genere di trasmissione – che non piace a tutti ma a molti sì – all’interno della televisione pubblica», confessa Procacci. Che non nasconde la voglia di rivincita: «Far causa alla Rai? Non ci avevo pensato, ma forse i presupposti per un’azione legale ci sono tutti. Ci penserò».

«I MIEI FAMOSI 14 AUTORI» – Quanto «ai famosi 14 autori del mio programma, dico solo che se io ho cento lire posso scegliere di avere dieci autori da 10 lire o cento autori da una lira. La mia è una decisione artistica che rivendico: preferisco avere tante teste pensanti. Alla famosa festa della Sipra hanno mandato uno spot con il mio programma e il mio programma era già stato venduto agli inserzionisti pubblicitari – aggiunge poi Dandini -. E nessuno mi aveva neppure invitata alla serata. Mi pare un atteggiamento poco corretto». La certezza di andare in onda era data anche dal fatto che Parla con me, secondo indiscrezioni interne alla Rai, aveva fruttato solo nel 2010 alla tivù pubblica introiti pubblicitari per 3,5 milioni di euro. «Il palinsesto con noi dentro è stato votato da questo Cda Rai, e noi pensavamo di stare tranquilli. Gli abbiamo persino regalato il format», ha spiegato ancora la conduttrice tv.
IL NOME NATO CON ALMODOVAR – «L’unica cosa che ho chiesto – scherza la Dandini – è quella di riavere indietro il divano rosso», che poi a La7 ne abbiano pronta una copia è un altro discorso. Comunque sia quel divano rosso è un pezzo di storia, come la vicenda che portò alla nascita del nome. «Il fatto che la trasmissione l’abbia inventata io è testimoniato anche dalla genesi del suo nome: stavamo iniziando a prepararla e arrivò Pedro Almodovar a Roma: corremmo con i cameramen nel backstage e fu una splendida intervista. Poi ebbi l’idea e gli chiesi: “Ma se la chiamassimo Parla con me (invece che Hable con ella) ti dispiacerebbe?”. “Ne sarei onorato” rispose lui».
«Al di là degli scherzi sembra che solo la “Fandango” non possa più lavorare con la Rai. Comunque torneremo in onda da un’altra parte», ribadisce Serena. Quale è ancora presto per dirlo, «dato che la Rai ci ha tenuti in sospeso così a lungo, neanche a farlo apposta…». «Ma dateci il tempo di riprendere i contatti e vi faremo sapere – dice Procacci -: ci sono La7, c’è Sky». «Eppoi ci sono mille piazze di mille Comuni italiani che sono pronte ad accoglierci», spiega Serena Dandini.

IL DIRETTORE GENERALE – Poi la Dandini, rispondendo ad una domanda, piazza la stoccata contro la dg Rai, Lorenza Lei: «Perchè è finita così? Non l’ho capita. Nel senso che non ho capito la Lei – confessa -. Comunque credo che se un consigliere del Pdl la attacca come ha fatto Silvio Maria Petroni (si chiama Angelo? No, Silvio, anzi Piersilvio… è lo stesso, no?) e con un voto simile in Cda, il Cda della rai dovrebeb chiedere la testa del direttore generale». Forse, accennano quelli di Parla con me, ce l’hanno con la manager, perchè «Lorenza Lei sta riuscendo a fare tutto quello che Masi (ex dg di viale Mazzini ndr) non riusciva a fare».

FLORIS: PERDITA GRAVE – Nella gremita sala del Caffè Fandango a Roma, c’erano tanti colleghi Rai. Erano presenti anche Sandro Ruotolo e Michele Santoro, che ha commentato: «Sono qua, sono un amico. Se serve, se c’è bisogno, siamo pronti a dare una mano, c’è solidarietà assoluta. Anche per aiutarli a fare il trasloco».
«Un’altra perdita grave per Raitre», sottolinea invece Giovanni Floris, conduttore di Ballarò. «C’è la sensazione che si smonti a pezzi una rete del servizio pubblico, tra l’altro in condizioni in cui il mercato concorrente si è fatto molto aggressivo. Ha ragione il presidente Garimberti: è una decisione che sembra ispirata da logiche estranee agli interessi della azienda ed alle strategie di mercato».

da il corriere di Luca Zanini

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