admin/ Ottobre 22, 2012/ Cronaca estera, Esteri, In Prima/ 0 comments

Una società estrattiva britannica vuole avviare trivellazioni nel parco nazionale Virunga: l’sos del Wwf
“Perché il profitto di una piccola azienda petrolifera deve avere la precedenza sulla sicurezza di migliaia di persone e sulla sopravvivenza di specie in drammatica via d’estinzione e che non si trovano in nessun altro luogo della Terra? Se lo chiede, o meglio lo chiede il Wwf alla Soco, una società petrolifera britannica intenzionata a esplorare la possibilità di avviare l’estrazione petrolifera in due siti, Virunga e Ramsar, nella Repubblica democratica del Congo, dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità perché lì vivono gli ultimi gorilla di montagna. Animali ad altissimo, quasi proverbiale rischio di estinzione collocati in un’area spettacolare di laghi, montagne, ghiacciai, foreste custodi di una biodiversità già minacciata dai vari conflitti locali, dallo sfruttamento, dal bracconaggio e insomma da tutti gli eterni, endemici mali dell’Africa e non solo.

A parole nessuno, nemmeno il governo britannico approva la Soco e, come ricorda il Wwf, molte leggi dovrebbero, formalmente, impedirle un’attività del genere. Le attività estrattive del petrolio e lo sviluppo minerario, infatti, sono vietati nei siti riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dalla convenzione dell’UNESCO a cui il governo della Repubblica Democratica del Congo aderisce. Ma i fatti parlano di un’area del mondo dove le regole valgono ancor meno che altrove e di grossi interessi (la zona fa gola anche al gigante petrolifero francese Total).

Ma sbaglierebbe chi vedesse in questo caso l’ennesimo conflitto tra tutela della natura e sviluppo, tra wilderness e “progresso” perché il Virunga è ora e così com’è una fondamentale fonte di sostentamento per le popolazioni locali. Per le trentamila persone che gravitano intorno alla pesca nel vicino Lago Edward: un indotto da più di 20 milioni di dollari ogni anno.

Poi c’è il turismo, che per quanto possa essere invasivo, lo è sempre meno delle trivellazioni petrolifere, un potenziale di 10 milioni di dollari l’anno. Per contro, sottolineano al Wwf, lo sfruttamento del petrolio non favorirebbe affatto l’occupazione, anzi, deviando l’esportazione come petrolio greggio attraverso l’Uganda, taglierebbe praticamente fuori l’economia locale.

Un progetto su cui aleggia lo spettro del delta del Niger, l’area che fino al 1956 era un paradiso terrestre di corsi d’acqua, mangrovie e animali di ogni specie e che oggi è un inferno dove il greggio che fuoriesce a fiotti dalle tubature marce contamina tutto e dove le popolazioni bevono, cucinano e si lavano con acqua proveniente da pozzi contaminati dal benzene, in cui i livelli di tossicità sono 900 volte superiori a quanto consentito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

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