admin/ Luglio 23, 2013/ In Prima, Istruzione/ 0 comments

ministro_carrozza_ebookRinviata ancora la sostituzione dei libri cartacei con quelli digitali. Gli editori festeggiano.
Sta scatenando in Rete reazioni per lo più indignate la decisione del Ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, di rimandare ulteriormente l’adozione dei libri digitali nelle scuole.

Figlia di un progetto del precedente ministro, Francesco Profumo, l’adozione degli e-book in luogo dei libri cartacei avrebbe dovuto avvenire sin dal prossimo settembre; in seguito è stata rinviata allo stesso mese del 2014. Ora il ministro Carrozza ha deciso per un ulteriore slittamento, rinviando il tutto almeno all’anno scolastico 2015-2016.

Subito c’è stato chi ha visto in questa presa di posizione una difesa della “lobby degli editori”. In effetti, le case editrici s’erano già opposte a quanto programmato dal ministro Profumo, in quanto avrebbe comportato una riduzione dei prezzi anche dei libri cartacei e il rischi concreto di un disastro economico, poiché tutti i libri già stampati e nei magazzini sarebbero dovuti andare al macero.
Era stata proprio questa opposizione – concretizzatasi anche in un ricorso al TAR – a provocare il primo slittamento, quello al 2014: di qui, il timore e l’accusa che il ministro Carrozza abbia agito in quel modo per compiacere gli editori.

Vi sono però anche altri punti di vista. Innanzitutto, il progetto di Francesco Profumo prevedeva che insieme alla sostituzione dei libri coi tablet arrivasse anche la banda larga in ogni istituto, condizione indispensabile se si vuole condurre una didattica pesantemente poggiata sui dispositivi elettronici; ma, com’è evidente, siamo ben lontani da ciò.

In secondo luogo, in quegli istituti in cui è già avvenuto a titolo di sperimentazione il passaggio dai libri cartacei a quelli elettronici i risultati non sono stati così esaltanti come si pensava: non sono pochi gli insegnati e gli studenti che non si trovano poi così soddisfatti del nuovo mezzo, e in qualche caso c’è stata addirittura la richiesta di tornare ai libri tradizionali.

Ciò ovviamente non significa che la transizione all’e-book sia inutile o addirittura dannosa; anzi, anche solo dal punto di vista economico si può prospettare un risparmio importante per le famiglie, ancora più necessario in tempi di crisi come questi.
Semplicemente, tuttavia, non ci si può aspettare che come per magia il passaggio improvviso risolva di colpo tutti i problemi della scuola, o che i distratti e gli svogliati si mettano a studiare perché al posto della lavagna c’è uno schermo; quindi forse si può concedere al Ministro il beneficio del dubbio e pensare che abbia visto anche altre ragioni al di là delle lamentele degli editori (che comunque sarebbero certamente più contenti se nulla cambiasse: difficile negarlo), ragioni che sarebbe bello ascoltare.

In questo panorama è nato poi un piccolo giallo. Diverse fonti riportano una dichiarazione, attribuendola al ministro Carrozza, effettivamente poco sensata, specie nella parte in cui parla dell’esposizione a un uso massiccio delle apparecchiature: «L’accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche».

Tuttavia il ministro stesso ha smentito via Twitter di aver mai pronunciato quelle parole; si sarebbe invece limitata ad affermare che l’intero piano va rivisto con più calma, poiché le pareva affrettato. L’affermazione verrebbe invece dall’associazione degli editori.

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