“Rimani in Russia”

manningfreeDopo la condanna di Manning parla il padre di Snowden
In una serie di iniziative mediatiche, il padre di Snowden si schiera in difesa del figlio Ed
In un messaggio trasmesso dalla tv pubblica russa, Lonnie Snowden ha salutato il figlio, che ha ottenuto un asilo temporaneo in Russia: le autorità di Mosca “hanno la possibilità di proteggerti”, ha detto.

“Ed, qui va tutto bene. Noi ti vogliamo bene e spero che ci vedremo presto. Ma prima di tutto voglio che tu sia al sicuro”. Lonnie Snowden dice che, se fosse al posto del figlio, “sarei riconoscente per le offerte (di asilo) di Venezuela, Ecuador e Bolivia. Ma abbiamo visto cosa è accaduto di recente all’aereo del presidente (boliviano) Evo Morales”.
“Penso che la Russia abbia la ferma intenzione di proteggere mio figlio. Se fossi al suo posto, resterei in Russia”, ha concluso il padre dell’ex consulente della Cia e dell’Nsa ora ricercato dagli Stati Uniti per spionaggio.

Offensiva mediatica
Il padre di Snowden ha rilasciato anche un’intervista al Washington Post, nella quale difende suo figlio, accusato di essere un traditore della patria mentre – parole sue – lui “ama questa nazione”.

Non conosce – dice la guardia costiera oggi in pensione – le ragioni lo hanno indotto a rendere noti quei documenti segreti, ma lamenta che nell’ultimo contatto avuto Edward si mostrò molto riservato e reticente. Pur mostrando, una novità, una particolare sensibilità politica.

Edward Snowden, racconta suo padre, sarebbe stato molto colpito dall’esplosione delle primavere arabe, soprattutto dal suicidio di un piccolo commerciante tunisino che diede l’avvio alla prima fase delle rivolte. Chiaro, o solo apprentemente tale, il tentativo di collegare le scelte del figlio con il problema più generale del rapporto tra cittadino e Stato, un tema molto caro a certa destra americana.

Non per nulla l’allusione a “Prism” è chiarissima: dopo l’esplosione dello scandalo dei controlli pervasivi voluti dalla National Security Agency e autorizzati dalla Casa Bianca sulle comunicazioni negli Usa, la scelta di Edward Snowden corrisponderebbe a un gesto eroico di libertà e di ribellione.

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